KAMELOT – Poetry For The Poisoned

Pubblicato il 19/10/2010 da
voto
8.0
  • Band: KAMELOT
  • Durata: 00:54:00
  • Disponibile dal: 10/09/2010
  • Etichetta: earMusic
  • Distributore: Edel

L’idea di invitare ospiti sul proprio disco è un espediente utilizzato da band minori per catturare l’attenzione sfruttando la popolarità di qualche blasonato collega o semplicemente un modo per mascherare i limiti di una canzone, poi ci sono le collaborazioni sincere nate in un tour e soprattutto quelle mirate a valorizzare un pezzo, creando sfumature differenti che il proprietario del brano per un motivo o l’altro non è in grado di dare. Proprio a queste ultime due categorie si rifanno i Kamelot, band ormai multinazionale che da qualche disco a questa parte non perde occasione per invitare musicisti a firmare un loro pezzo, ma come detto Youngblood e Khan sfruttano l’amicizia con Simone Simons degli Epica, ad esempio (tra l’altro fa coppia col tastierista Oliver Palotai), e i vari Bjorn Stird (Soilwork), Jon Oliva (Savatage) e Gus G (Ozzy) risultano estremamente funzionali al pezzo di turno grazie ad una personalità di tutto rispetto. Per la verità il sopra citato singer dei Soilwork non cambia molto le sorti della bellissima opener “The Great Pandemonium”, i suoi contrappunti in growl sono sì decisivi nel rendere al meglio il groove oscuro del brano, ma l’abbondante dose di effetti sulla sua voce tolgono identità alla timbrica. Ben diverso il discorso per Jon Oliva, che con la sua voce ruvida e sgraziata crea un bellissimo contrasto con l’ugola educata e sottile di Khan nel brillante mid-tempo “The Zodiac”. Buonissime notizie anche per gli amanti di sonorità gotiche e romantiche, perché in “Poetry For The Poisoned” le tinte grigie apprezzate da “The Black Halo” in poi, appaiono ancor più determinanti nell’economia del sound: non a caso il singer Roy Khan (per lui ennesima prestazione sopra le righe) tiene più bassi i registri delle proprie linee vocali giocando spesso con filtri, delay, riverberi e compressioni, lasciando quasi sempre alle fanciulle Simone Simons e Amanda Somerville il compito di esplorare i cieli con la voce. La componente sinfonica si conferma tassello imprescindibile per i Kamelot anche nel nono album di carriera, grazie ad un miglior inserimento di Oliver Palotai alle tastiere e all’apporto di Miro e Sascha Paeth, quest’ultimo parte attiva del processo di songwriting, mentre il power metal degli esordi viene chiamato in causa nelle ritmiche in doppia cassa presenti nei refrain delle piacevolissime “If Tomorrow Came” e “Hunter’s Season”, lasciando la componente progressiva alle note della splendida titletrack divisa in quattro parti in cui brilla un incantevole “So Long”. Il successore di “Ghost Opera” introduce Sean Tibbets al basso, e il nuovo membro sembra determinante nel taglio più moderno e groovy di certi pezzi come la già citata opener o “My Train Of Thoughts”, impreziosite fra l’altro da puntelli electro che, emergendo dal fondale della canzone, tolgono un po’ di polvere dal riffing classico di Thomas Youngblood. Di “Poetry For The Poisoned” ci piace tutto, dalle canzoni (compresa la cover di Nick Cave “Where The Wild Roses Grow”, presente nell’edizione limitata del CD), all’interpretazione dei musicisti coinvolti, fino all’artwork malato e piacevolmente lesbo della copertina; solo qualche autoreferenzialità di troppo nega quella perfezione sfiorata più volte dai Kamelot e forse mai raggiunta veramente.

TRACKLIST

  1. The Great Pandemonium
  2. If Tomorrow Came
  3. Dear Editor
  4. The Zodiac
  5. Hunter's Season
  6. House on a Hill
  7. Necropolis
  8. My Train of Thoughts
  9. Seal of Woven Years
  10. Poetry for the Poisoned, Pt.1: Incubus
  11. Poetry for the Poisoned, Pt. 2: So Long
  12. Poetry for the Poisoned, Pt. 3: All is Over
  13. Poetry for the Poisoned, Pt. 4: Dissection
  14. Once Upon a Time
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