8.0
- Band: KAMRA
- Durata: 00:40:45
- Disponibile dal: 19/09/2025
- Etichetta:
- Avantgarde Music
Non tutte le band là fuori hanno la prolificità (o la possibilità) di pubblicare un album ogni anno, rimpolpando continuamente la propria discografia e mantenendo un profilo sociale alto e costantemente attivo.
Ci sono realtà infatti, che a scapito della popolarità e della quantità, preferiscono prendersi il loro tempo per comporre, registrare e pubblicare nuovo materiale, spesso concentrando le proprie attenzioni sul mantenimento di standard qualitativi sempre alti ed entusiasmanti.
È questo sicuramente il caso dei Kamra, che dopo un EP ed un grandioso album di debutto, tornano dopo qualche anno con il loro nuovo, affascinante lavoro dal titolo “Unending Confluence”, una conferma assoluta circa le capacità quasi magiche degli sloveni nel creare della musica alienata appartenente ad un mondo Altro rispetto al nostro.
I contatti con la nostra realtà vengono mantenuti attraverso la loro adesione ad un black metal straripante, teoricamente melodico a tratti, ma di un tipo di melodia spesso inquietante e certo poco rassicurante, pronta ad unirsi a stridenti bordate death metal che assestano il definitivo colpo di grazia alla sanità mentale di molti.
Per entrare nella trance sciamanica narrata da queste sei canzoni, è necessaria un’introduzione suggestiva affidata ai primi minuti di “Unlightment”, fatti di sussurri e delicati appoggi sugli strumenti prima di venir travolti dal tripudio spiritico preparato per l’occasione. Minacciosi, creativi e contorti, i riff di chitarra si infrangono contro la nostra psiche per abbatterla completamente, raggiungendo via via picchi emotivi sempre più alti ed insostenibili.
La potente esplosione dell’opener lascia spazio agli infidi arpeggi di “Cavernal Rebirth Of Ends”, i quali, prima in pulito e poi a piena distorsione, ci sballottano senza appoggi tra gli incubi sonori dei Kamra come dei pesi morti in balia di una folle marea che non accenna mai a calmarsi.
I pochi minuti strumentali di “Owlgrowth”, tra sibili malvagi e rumoristica assortita, hanno il compito di non farci uscire mai dalla visione orrorifica degli sloveni, che si preparano a sotterrarci ancora attraverso la valanga sonica di “Weaver’s Bane”, un altro brano ai limiti della follia dove un lavoro alla batteria titanico ed un apporto significativo al basso chiariscono definitivamente la grande maestria di questi ragazzi con i loro strumenti.
A dominare la scena però, non può che essere l’interpretazione vocale di N.K. lungo tutta la durata del disco, un’opera nell’opera dove registri, stili e tecniche delle corde vocali vengono sfruttati, alterati e stuprati per dare vita a qualcosa di totalmente inumano e spettrale. L’inizio di “Of Pillars, Walls And Mutialtion”, dove si arriva persino a ricordare l’operato del mitico Mr. Doctor del progetto Devil Doll, è forse il momento più esemplare di tanta suggestione, ma è tutto “Unending Confluence” a mostrare una visione artistica estranea alla logica comune e alla staticità.
“Dreams Of Veiled Veins” chiude il sipario con alcuni interventi coristici da brividi, salendo in cattedra nella dimostrazione di sbalzi di umore instabili e sempre dinamici, vero e proprio marchio di fabbrica per questi cinque cantori delle dimensioni oniriche più grottesche ed oscure.
In mondo dove lo ‘strano’, il contorto ed il dissonante vengono intesi spesso in maniera caotica, i Kamra propongono invece un’interpretazione onirica e trasognante certo, ma terribilmente chiara ed intelligibile, con risultati se possibile ancora più tetri ed agghiaccianti.
