7.5
- Band: KANKAR
- Durata: 00:44:26
- Disponibile dal: 19/03/2021
- Etichetta:
- Eisenwald Tonschmiede
- Distributore: Audioglobe
Come ebbe modo di dire Johnny degli Unleashed, la Germania è il polmone metal dell’Europa: lo è per quantità (e qualità) delle band, per fedeltà ed entusiasmo del pubblico e, non ultimo, per la quantità di concerti, locali e festival che costellano il paese teutonico. Semplificando, però, potremmo dire che i due ‘campi da gioco’ in cui i tedeschi hanno sempre avuto più da dire sono quelli del power metal e del thrash (inventando, nel primo caso, un genere e ridefinendolo, nel secondo caso, su coordinate che si discostavano completamente dai paradigmi americani). Nel black metal, invece, la Germania è sempre stata un po’ altalenante: certo ha ‘grossi nomi’ come Nargaroth e Absurd (forse più degni di nota per le vicende giudiziarie che per la musica). E’, dunque, un piacere ascoltare il primo full lenght dei Kankar: “Dunkle Millenia” ci riporta a quella tradizione del primo black metal teutonico, quando band come Menhir e i primissimi Desaster provarono a dare la loro interpretazione di questo genere. Come nelle due band citate (pensiamo, soprattutto, a lavori come “Die Ewigen Steine” e “A Touch Of Medieval Darkness”), questo disco mette in chiaro fin da subito dove vuole arrivare: l’opener “Gier” ha dei rimandi fortissimi a quel sound vagamente folk/medievale in tono cupo, “Zerfall del Lichts” non disdegna brevi cavalcate e l’antemica “Thüringer Schwarzmetall” si scatena brutale con passaggi che ricordano i Kreator più melodici. La produzione, poi, non fa che ribadire le radici del black metal tedesco: le linee di chitarra di Stríð (cui spettano anche gli oneri di basso e voce) si spostano tra un suono aperto, tipico del genere a momenti più potenti, compatti e ‘ripuliti’, come a voler ribadire l’appartenenza ad una scuola musicale ben specifica, rimarcando come il black metal tedesco (o, come i Kankar preferiscono specificare, della Turingia) sia figlio di una lunga tradizione. Non solo: il duo sa produrre una quantità di riff incredibile, mantenendo sempre lo stile che ha scelto per contraddistinguere il proprio sound. Sia nei momenti più diretti (“N.E.I.D.”) che in quelli più epici come la titletrack, con un riff portante che, anche se richiama moltissimo “Når Sjelen Hentes Til Helvete” dei Dimmu Borgir, non snatura la canzone nel suo incedere marziale ed evocativo. In definitiva un debutto notevole, che ci riporta alle radici del black metal tedesco attualizzandolo per il minimo indispensabile. Vedremo cosa Stríð e Plágan sapranno fare in futuro, ma il loro biglietto da visita è di tutto rispetto.
