KATAKLYSM – Of Ghost And Gods

Pubblicato il 21/07/2015 da
voto
8.0
  • Band: KATAKLYSM
  • Durata: 00:46:05
  • Disponibile dal: 27/07/2015
  • Etichetta: Nuclear Blast
  • Distributore: Warner Bros

A due anni di distanza dal deludente “Waiting For The End To Come” tornano sulla scena i Kataklysm, questa volta in maniera convincente. Lo diciamo subito a scanso di equivoci: questo “Of Ghost And Gods”, dodicesimo studio album in carriera dei canadesi, non farà gridare al miracolo ma ci consegna un gruppo in forma, alle prese con quello che sa fare meglio, ovvero suonare del granitico death metal strizzando ogni tanto l’occhiolino alla melodia. Quello che riscontrammo sul precedente lavoro in sede di recensione era la presenza di alcune canzoni da voto 7 e altre da voto 5. Un album quindi poco ispirato, e sicuramente fra gli episodi meno indovinati nella carriera dei Kataklysm (che, comunque, un album brutto non l’hanno mai fatto). E ora, cari fan dei canadesi, avviatevi pure a leggere la parte finale della recensione che non farà altro che tessere le lodi di Iacono e compagni. Anzitutto la produzione: solida, granitica, con le chitarre con il classico suono corposo e graffiante, e con la batteria in primo piano. Perfetti anche i suoni del basso, molto rimbombante, e della voce, il marchio di qualità in casa Kataklysm. Del resto, è oramai nota la bravura del chitarrista Jean-François Dagenais in fase di produzione (uno che pure ha prodotto Misery Index e Malevolent Creation, fra gli altri). Iacono poi, ha curato le sue parti con il produttore Mark Lewis (già al lavoro con Cannibal Corpse e Devildriver) mentre a trovare la quadratura del tutto in fase di missaggio ci ha pensato uno dei migliori, Andy Sneap. Le canzoni sono il solito mix di sfuriate in cui il blast beat domina i ritmi alternate a midtempo granitici e ad altre composizioni che cambiano ritmo più volte all’interno delle stesse. Proprio l’ultimo arrivato in casa canadese, il batterista Oli Beaudoin, che ha esordito nel precedente album, è autore di una grande prova, con dei blast molto lunghi e impeccabili, alternati a delle vigorose pedalate in doppia cassa, quando il gruppo rallenta per esaltare il groove delle sue composizioni (come nell’ottima “Thy Serpent Tongue”). E quindi già con il trittico iniziale “Breaching The Asylum”-“The Black Sheep”-“Marching Through Graveyards”, in neanche quindici minuti i Kataklysm vi avranno catturato profondamente nell’ascolto. Specie il riff portante di “The Black Sheep”, è quanto di meglio si possa ascoltare oggi nel filone del groove death metal di stampo melodico. Piace molto anche “Soul Destroyer”, altro pezzo da puro headbanging, mentre qualcosa di diverso dal solito si ascolta nella lenta ma pesante litania che risponde al nome di “Carrying Crosses”. Non mancano i classici, come la rocciosa “Vindication”, altro pezzo meraviglioso che sublima il veloce alternarsi fra brutalità e melodia alla sei corde. L’album si chiude con una delle canzoni più atmosferiche mai scritte da Iacono e compagni, “The World Is a Dying Insect”, dove melodia e groove fanno a gara a chi ruba maggiormente la scena. E quindi si arriva ai tre quarti d’ora d’ascolto senza passi falsi, con pezzi maggiormente convincenti di altri, questo sì, ma senza mai scendere sotto un buon livello.  Abbiamo ritrovato i Kataklysm, una certezza del death metal, e scusate se è poco.

TRACKLIST

  1. Breaching the Asylum
  2. The Black Sheep
  3. Thy Serpents Tongue
  4. Soul Destroyer
  5. Vindication
  6. Marching Through Graveyards
  7. Shattered
  8. Hate Spirit
  9. Carrying Crosses
  10. The World Is a Dying Insect
2 commenti
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