7.0
- Band: KATANA
- Durata: 00:45:00
- Disponibile dal: 18/11/2015
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Attendevamo con viva curiosità il ritorno in pista dei cinque samurai scandinavi, autori di due piacevoli studio album in cui viene narrata una rivisitazione discretamente riuscita dei principali punti cardine del metal classico. Sebbene le opere risultino entrambe caratterizzate da una scaletta piacevole ma a tratti traballante, il collettivo originario di Göteborg riesce finalmente in questa occasione a scolpire un long playing tutto sommato accattivante ed ispirato. Con “The Greatest Victory” siamo ad un passo dalla definitiva consacrazione a cui i protagonisti bramano, auspicato traguardo che permetterebbe loro di ottenere la definitiva visibilità a livello internazionale. Abbandonate le ridondanti velleità epiche udite sul precedente “Storms Of War”, i Nostri recuperano l’esuberante immediatezza palesata nell’esordio “Heads Will Roll”, valorizzandola opportunamente mediante un approccio compositivo più maturo, coeso ed articolato. Fortunatamente, non troviamo traccia di sgraditi riempitivi per merito di una scaletta compatta, versatile e ricca di sfaccettature, nella quale compaiono anche un paio di doverosi tributi versati alla Vergine di Ferro. Tra gli episodi migliori segnaliamo l’anthemica “Kingdom Never Come”, che si mostra come un solenne tripudio inchiostrato sullo spartito composto da intricati riff, melodie esplosive, elaborate fughe soliste ed improvvisi cambi di tempo. “Mark Of The Beast” invece strizza inizialmente l’occhio ai Maiden più riflessivi del XXI Secolo, mutando poi in una furiosa ed avvincente cavalcata d’altri tempi. Altrettanto interessante appare l’articolata ed illusoria semi ballad “In The Shadows”, che progredisce a sorpresa in un incisivo, solido ed avvincente mid tempo. La costante fascinazione nei confronti della cultura dell’Estremo Oriente svetta impavida nel fiero eroismo musicato da “Yakuza”, bissato dalla magniloquente ‘grandeur’ sonora orchestrata in “Shogun”, che prelude ad un chorus impossibile da dimenticare dopo un solo ascolto. Seppur piacevoli, i restanti brani, rappresentati dalla travolgente “Within An Inch Of Your Life”, dall’inquietante marcia di “Nuclear War”, dalla breve strumentale “The Void” e dall’altisonante e variopinto affresco musicato in “Shaman Queen”, sono privi di quell’indispensabile valore aggiunto che avrebbe permesso ai Katana di ottenere una schiacciante vittoria nei confronti della concorrenza. A conti fatti, un passo in avanti nella giusta direzione.
