KATATONIA – Brave Murder Day

Pubblicato il 01/02/2016 da
voto
9.0
  • Band: KATATONIA
  • Durata: 00:41:12
  • Disponibile dal: 11/11/1996
  • Etichetta: Avantgarde Music
  • Distributore: Audioglobe

“Brave Murder Day” è il cardine della carriera dei Katatonia. Lo spartiacque – o il punto di congiunzione – tra i concitati esordi black-doom metal e la fama raggiunta con la svolta alternative/dark rock degli anni successivi alla sua pubblicazione. L’unico lavoro della carriera degli svedesi realmente in grado di risultare sia estremo che riflessivo. Una somma di influenze e propositi che ancora oggi lo rendono uno dei capitoli più originali della discografia del gruppo di Stoccolma. Il risultato di un periodo molto travagliato nel quale si sono succeduti un breve scioglimento, la scoperta di nuove sonorità – e conseguenti esperimenti – e una insperata riconciliazione. Nel 1996 Jonas Renkse e il nuovo compagno Fredrik Norrman sono reduci dall’esperienza October Tide, che li ha portati a registrare un album che in questo periodo è ancora nel cassetto (“Rain Without End” verrà pubblicato solo nel 1997); Anders “Blackheim” Nystrom è invece stato impegnato con il progetto black metal Diabolical Masquerade: le registrazioni del debutto “Ravendusk in My Heart” risalgono infatti al tardo 1995. Le ultime release targate Katatonia a questo punto sono il mini “For Funerals To Come…” e uno split con i Primordial, nel quale i ragazzi hanno incluso “Scarlet Heavens”, traccia di matrice dark-wave che ha ben poco in comune con lo stile degli inizi. A ciò aggiungiamo i due brani inseriti nella “W. A. R. Compilation” edita dalla Wrong Again Records nel 1995 (“Black Erotica” verrà riproposta proprio su questo album con il titolo di “12”). Quando i Nostri entrano in studio per registrare “Brave Murder Day” è dunque difficile predire in che cosa la band si cimenterà, dato che negli ultimi tempi i suoi membri sono sembrati in preda ad una notevole confusione. La sorpresa è insomma dietro l’angolo e, in effetti, quando il disco vede la luce, non sono pochi coloro che non sanno come approcciarsi ad esso. In circa tre anni dall’uscita del debut album “Dance Of December Souls”, i Katatonia hanno limato gran parte della componente black metal e di quella doom tradizionale e nel loro bagaglio di ispirazioni si sono repentinamente fatte largo tendenze lontane dal metal, figlie di ascolti a base di gruppi come Kent, Slowdive e My Bloody Valentine. L’approccio chitarristico è il primo elemento a risentire pesantemente delle nuove influenze alt rock e shoegaze: soprattutto in tracce come “Brave”, “Murder” e “Rainroom”, i riff rifuggono le spigolosità e le formule tipiche del vecchio genere, diventando delle cascate di feedback e di note claudicanti e addolorate. Un carillon che si ripete all’infinito e che dilata il tempo, come alimentato da un incolmabile senso di vuoto. Questa sensazione di smarrimento viene ulteriormente amplificata da una sezione ritmica volutamente scarna e monotona: Renkse pare ormai avere accettato le proprie lacune a livello tecnico (ampiamente riscontrabili su “Dance…” e nei vecchi lavori) e decide di fare di necessità virtù, adottando dei battiti tanto semplici quanto angoscianti, che finiscono per calzare a pennello con l’andamento lisergico e straniante delle chitarre. Il riffing della coppia Nystrom/Norrman e le cadenze inquiete convivono simbiotiche, generando una inedita miscela di extreme metal, cantautorato fragile e reminiscenze shoegaze, dove la musica, nonostante la sua comunque spiccata concretezza, mai prevarica le importanti esternazioni dell’ospite Mikael Åkerfeldt, qui impegnato nella prova più aspra e lacerante della propria carriera. Renkse, difatti, non trovandosi più a suo agio con il growl, ha scelto di lasciare le linee vocali al frontman degli Opeth, limitandosi ad un paio di interventi in pulito (i primi della storia della band dopo l’esperimento di “Scarlet Heavens”). “Day”, non a caso, è pura astrazione: una proiezione verso l’ultraterreno per chitarre liquide e voce in dissolvenza. Il cantato qui è chiaramente acerbo, ma le suppliche a qualcuno che non c’è più – e che forse non c’è mai stato – impiantate in una seta di arpeggi e beat, che ora le sorregge e ora le fa sprofondare, riescono comunque a toccare l’animo, rimanendo impresse sin dal primo ascolto. Del resto, si può dire che l’evoluzione dei Katatonia a questo punto sia tangibile solo sotto il profilo musicale: sotto quello lirico e tematico, il terzetto non fa niente per scrollarsi di dosso quell’aura di pesantezza e depressione che critica e pubblico gli hanno subito affibbiato. Il tema cardine dell’accettazione della perdita di tutte le cose terrene, del dolore e del suicidio rimane comunque costante. Permane, dunque, una quota di teatralità, che sopravvive intatta nonostante il lavoro di sottrazione a livello sonoro. “Brave Murder Day” non è, in definitiva, un album che cerca facili consensi; al contrario, si tratta di un lavoro estremamente crudo, contemplativo e catartico, che abbandona i solidi sentieri black-doom degli esordi e propone a chi lo ascolta di annegare in un oceano di insicurezze, incubi e fragilità. Un’opera non per tutti e non per ogni momento, ma che ancora oggi, soprattutto per il comparto chitarristico, fa da battistrada in filoni come il depressive/”post” black metal o certo gothic. Raccomandato da sempre ai cultori del suono non allineato.

“… Because for some people solitude and isolation can, of itself, become a problem”.
“Not for me”.

TRACKLIST

  1. Brave
  2. Murder
  3. Day
  4. Rainroom
  5. 12
  6. Endtime
12 commenti
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