KATLA. – Allt þetta Helvítis Myrkur

Pubblicato il 17/11/2020 da
voto
8.5
  • Band: KATLA
  • Durata: 01:05:33
  • Disponibile dal: 13/11/2020
  • Etichetta: Prophecy Productions
  • Distributore: Audioglobe

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Sono ormai diversi anni che la scena black metal islandese, comprendente però varie diramazioni, viking, post, doom e progressive principalmente, riesce a fare il bello ed il cattivo tempo all’interno dell’ostico mondo della Fiamma Nera e del metallo più estremo. I nomi delle band provenienti dalla terra del ghiaccio e del fuoco si accavallano ormai uno sull’altro nella bocca di svariati estimatori, costringendo noi recensori a certosini copia-incolla per non incorrere in errori di trascrizione dei complessi fonemi nordici: Svartidauði, Misþyrming, Auðn, Kontinuum, Fortíð, Potentiam ed ovviamente i Solstafir sono i nomi più noti di tale onda sonica, che si propaga non sempre in modo violentissimo ma che ha nella peculiare introspezione d’Islanda un fortissimo punto in comune. Oltre al fatto di comunicare, in quasi tutti i casi, in lingua madre, caratterizzante in modo decisivo, in quanto capace di ispirare intonazioni e linee vocali davvero particolari e uniche, un sottogenere tutto.
Questa doverosa premessa per inquadrare il contesto in cui i Katla., duo composto dall’ex batterista dei Solstafir Guðmundur Óli Pálmason e dal polistrumentista Einar Thorberg Guðmundsson, già alla guida di Fortíð e Potentiam, pubblicano il loro secondo disco sulla lunga distanza, seguito del debutto “Móðurástin”, peraltro molto buono, edito nel novembre 2017, esattamente tre anni fa. “Allt þetta Helvítis Myrkur” ci mostra una formazione assolutamente ispirata e in palla, capace di creare, con le proprie visioni musicali, un mondo glaciale e da incubo, di un’oscurità pesante e rarefatta, buio eppur vivo e vegeto, mai rantolante, pacifico in attesa del respiro finale della notte che cala. Il non-black metal dei Katla. è lontano dai suoni più maledetti di alcuni loro connazionali, non è quasi mai espulso a velocità fotoniche, ma si avvicina ondeggiante e sinuoso all’enfasi progressiva e avantgarde di certi loro colleghi norvegesi, mantenendo un afflato epico e melodico – nelle voci, principalmente, ma anche in chitarre e strutture enfatiche e ridondanti – che lo rende, nonostante l’innata osticità di base, anche piuttosto accessibile.
Un’ora e passa di progressive metal dai toni dark, doom, black, pagan e post non è facile per nessuno da digerire, ma la magia di questo “Allt þetta Helvítis Myrkur” è incredibilmente quella di crescere a dismisura durante la fruizione della tracklist, riservando gli episodi più avvincenti, riusciti e commoventi nella sua seconda metà, quando i Katla. abbandonano in parte certa cerebrosità compositiva e d’arrangiamento e preferiscono andare giù dritti al sodo, come ad esempio nello stupendo e dirompente “Húsavíkur-Jón”, brano molto orecchiabile in possesso di uno di quei chorus che non si dimenticano facilmente, di linee vocali malinconiche e maliarde e – perchè no? – di un incipit letteralmente preso in prestito da “Refuse/Resist” dei Sepultura. E pare quasi impossibile giungere alle ultime due tracce, la titletrack e “Svartnætti”, che assieme durano ventisei minuti (!), senza assommare neanche uno sbadiglio, anzi, rimanendo avvinghiati alle cuffie rapiti dalla classe, dalla poesia lugubre, dalle atmosfere atre e da alcune melodie drammatiche – quella al pianoforte che guida la traccia di chiusura è il momento più alto del disco, di rara e commovente profondità – che Pálmason e Guðmundsson ci offrono.
Un’ora e passa sicuramente impegnativa e difficile da interpretare, perlomeno durante i primi ascolti del disco, ma che poi vi si spiegherà piano piano davanti in tutta la sua magniloquente penombra d’Inferno. Il singolo “Sálarsvefn” riprende discorsi più legati al black metal in quanto tale, per una canzone malvagia ed inquietante quanto basta, mentre le centrali “Vergangur” e “Hvítamyrkur” si segnalano per le ottime prove al microfono della mente principale dei Katla. Un vento che ogni tanto torna tra i solchi dei brani a far capolino di sè, archi strategici piazzati in ogni pausa languida e morbosa che alimenta il verbo cupo dei Katla., arrangiamenti e distorsioni che evidenziano una enorme ricerca sonora e stilistica. E’ paradossale che siano proprio i primi momenti di “Allt þetta Helvítis Myrkur” a tentennare un attimino nel darci la scossa vibrante e decisa che ogni ottimo album dovrebbe infondere fin dalla partenza: “Ást Orðum Ofar” è una opener infarcita da rumorismi, feedback e richiami ambient su cui si staglia il recitato evocativo di Guðmundsson, prima di chiudere in un arpeggio echeggiante che introduce a “Villuljós”, canzone a tratti tra il doom ed il post-core ma che procede ondivaga senza una propria meta, se non quella di atterrare l’ascoltatore; “Líkfundur á Sólheimasandi”, dal canto suo, è un breve intermezzo funebre, giocato su rimbalzi di rullante e tappeti di tastiere a fondersi con archi disperati.
Dunque non vi aspettate una valanga di note, dai Katla., ma una sorta di mantra liturgico e freddissimo, condotto con maestria e laboriosità da una coppia di musicisti affiatati ed ispirati, un mantra che necessiterà del tempo giusto per farsi strada tra i vostri pensieri e le vostre emozioni, ma che quando toccherà le corde più sensibili sarà come ghiaccio tonificante, come fuoco cauterizzante, come lava eruttata a riscaldare lande di nevi perenni. Ascoltatelo.

 

TRACKLIST

  1. Ást Orðum Ofar
  2. Villuljós
  3. Líkfundur á Sólheimasandi
  4. Sálarsvefn
  5. Vergangur
  6. Hvítamyrkur
  7. Húsavíkur-Jón
  8. Allt þetta Helvítis Myrkur
  9. Svartnætti
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