KAWIR – Εξιλασμός

Pubblicato il 26/10/2017 da
voto
7.5
  • Band: KAWIR
  • Durata: 42:55
  • Disponibile dal: 03/11/2017
  • Etichetta: Iron Bonehead Prod.
  • Distributore:

Quadrati e inossidabili, i Kawir cavalcano il trascorrere delle decadi impermeabili ai cambiamenti con lo sguardo rivolto al passato: pionieri di un modo tipicamente mediterraneo di suonare black metal (in cui suoni duri e grezzi s’intrecciano talvolta con le calde suggestioni del folklore locale), Thertonax e compagni, pur senza aver raccolto i trionfi dei ben più blasonati Rotting Christ, nel corso dei quasi venticinque anni di carriera sono diventati delle vere e proprie istituzioni nell’ambito della musica estrema europea. Il loro settimo full-length, licenziato dalla preziosa Iron Bonehead (sempre attenta alle realtà più occulte e di culto), vede il quintetto di ellenici alle prese con uno degli aspetti più interessanti della cultura classica: l”exilasmos‘ del titolo, infatti, racchiude in sè il concetto di purificazione da un reato sacrilego ed il tentativo di propiziarsi nuovamente il favore divino dopo la punizione (il più delle volte cruenta, tanto per cambiare). I Kawir scelgono consapevolmente di affrontare le scabrose vicende di due delle dinastie più nefaste della mitologia greca (i Labacidi di Edipo & figli, insieme con gli sfortunati appartenenti alla casa di Atreo) per musicare la tragicità del meccanismo di colpa/espiazione arcaico, e lo fanno non scostandosi di un centimetro dal loro scarnificante modo di suonare black metal; attraverso i sei capitoli di cui si compone il platter i dogmi del genere vengono presentati in tutta la loro nuda crudezza ed essenzialità, solo parzialmente ammorbidita da un certo gusto per le armonie più epicizzanti (a differenza, per esempio, del precedente “Πάτερ Ήλιε Μήτερ Σελάνα”). Così i latrati iniziali di “Lykaion” introducono le urla sgraziate di Porphyrion unite con le chitarre aspre del mastermind Thertonax (un tempo Mentor) e del fido Melanaegis, mentre nel brano dedicato a Tantalo, emblema del castigo divino per eccellenza, è la batteria di Hyperion a dettar legge sugli altri con il suo incedere blindato e tiratissimo. Il giro di boa di “Thyesteia Deipna”, paradigma del cannibalismo più terribile, continua a mietere vittime con badilate affilatissime di musica convulsa e schiumante di violenza, orchestrata con la perizia dei musicisti più navigati. Ma è nella parte finale che – proprio come nel vaso di Pandora – si nascondono due piccole gemme: le cornamuse incontrano lugubri cori (ad opera di Alex ‘The One’, dei conterranei Macabre Omen) e le sfuriate nere diventano meno nevrotiche, più cupe per omaggiare la drammatica tragicità regale di “Agamemnon”; mentre nella finale “Orestes” (la cui iconica posa tormentata dalle Erinni è raffigurata in copertina reinterpretando un dipinto di Bouguereau) la chitarra solista cesella meravigliosamente la marzialità della sezione ritmica, prologo finale di un disco che – grazie anche al lavoro di Greg Chandelier (Esoteric) dietro al mixer – spiega al mondo come si suona musica estrema secondo una delle band storiche della scena greca senza farsi sedurre da fronzoli ed orpelli. Consigliato a chi dorme con le opere di Euripide sul comodino e alle orecchie sempre affamate di diavolerie old-school.

TRACKLIST

  1. Lykaon
  2. Oedipus
  3. Tantalus
  4. Thyestia Deipna
  5. Agamemnon
  6. Orestes
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