6.5
- Band: KAYLETH
- Durata: 55:50
- Disponibile dal: 12/01/2018
- Etichetta:
- Argonauta Records
- Distributore: Goodfellas
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Non sembra assolutamente mancare, almeno in Italia, del buon materiale stoner. Tra i migliori profili non si può certo escludere il quintetto di Verona Kayleth. Di matrice kyussiana e spaziante verso i territori più vicini a certi Nebula, i veneti sanno bene cosa vuol dire avere dalla propria un suono grasso e potente. “Forgive” ne è un esempio calzante: un brano solido, roccioso e massiccio, quasi Soundgarden, per merito di alcune tonalità di Gastaldo alla voce, e alcune spaziature ulteriori date dai synth di Montanari. Rispetto a “Space Muffin” gli arrangiamenti si fanno più ricercati e proprio grazie all’innesto delle tastiere si moltiplicano i layers di suono che orientano il tutto verso qualcosa di più space rock (“The Spectator”), pur mantenendo sempre il medesimo comparto sonoro à la Orange Goblin. I toni si fanno più veloci e insidiosi con “So Distant”, quasi Mondo Generator, e si dilatano ancora nei fuzz di “The Angry Man”, mantenendo solidità e omogeneità fresca e mai fiacca. Uno dei brani migliori dell’intero lavoro è forse “Solitude”, che non amplifica nulla di già costruito in precedenza, ma che è dotata dei migliori innesti caratteristici della band: sfasature di synth, break tipici del blues distorto del deserto e un impianto vocale abbastanza accattivante. “Colossus” è dunque un album che non pretende nulla di più di quello che dà: suoni potenti e tanto stoner rock. Sicuramente tanto derivativo e poco originale, il nuovo lavoro dei Kayleth è però sicuramente un album consigliato ai famelici consumatori del caro e buon vecchio stoner rock, onesto e genuino. Senza grandi pretese e ben suonato.
