KAYO DOT – Blasphemy

Pubblicato il 03/09/2019 da
voto
8.0
  • Band: KAYO DOT
  • Durata: 00:44:41
  • Disponibile dal: 06/09/2019
  • Etichetta: Prophecy Productions
  • Distributore: Audioglobe

I Kayo Dot passano per essere una band difficile. Vero, facili facili non lo sono, ci vuole una certa predisposizione d’animo per stargli dietro. A sua volta, possiamo affermare che non per forza siano così ostici in ogni loro pubblicazione. Ciò vale a maggior ragione se prendiamo in considerazione il materiale post-“Hubardo”: al temibilissimo doppio album del 2013, trionfo orgiastico di complicatezza ed estremismo, hanno fatto da contraltare i notevolmente più soft “Coffin On Io” (2014) e “Plastic House On Base Of Sky” (2016). Per “Blasphemy”, che segna anche il contratto con la tedesca Prophecy, label ideale per un act così atipico e dalla forte connotazione atmosferica, si è proseguito nella direzione della rilassatezza dei modi, del notevole spazio concesso ai sintetizzatori e di una forma canzone piuttosto definita, pur all’interno del caleidoscopio di stranezze e arrangiamenti istrionici che il gruppo non fa mai mancare.
La struttura libera e apertamente sinfonica di altri capitoli abbastanza quieti del passato, come “Blue Lambency Downward” e “Coyote”, viene meno a favore di tempi nient’affatto intricati, sui quali può svariare a piacimento la vocalità di Toby Driver e il suo vastissimo campionario di note ed effetti, qualsiasi sia lo strumento a sua disposizione. La tracklist prende immediatamente una surreale piega onirica, seguendo il filo conduttore rappresentato dal concept scritto da Jason Byron, ex cantante/tastierista dei Maudlin Of The Well, che nei Kayo Dot, non per la prima volta, funge da paroliere ed ispiratore. Rimaniamo soggiogati da una sorta di progressive jazzato, criptico e costellato di synth, dolcemente dark, come nella quiete di “Lost Souls On Lonesome’s Way”, che potrebbe anche arrivare dall’ultima fatica solista del mastermind, per quanto è raffinata, complessa e stratificata nel suo minimalismo. La cifra delle conoscenze musicali messe in campo non emerge per la sua fastosità, piuttosto per il suo esatto opposto: i sussurri e le percussioni di “The Something Opal” sanno di una sensibilità rara, che si traduce in un avanzamento sonnambulo e vellutato. Nulli gli strappi nel segno di un’aggressività extreme metal, gli unici attimi di distorsione della calma si hanno in singolari vocals filtrate, urla smorzate che Driver utilizza ad esempio in “Ocean Cumulonimbus”.
Le soavi narrazioni del cantante hanno per tappeto privilegiato gli onnipresenti sintetizzatori, mixati molto alti, che finiscono per creare un contrasto forte, quando accompagnati alla voce, con il risultato, paradossale, di infondere una sensazione di pace sovrannaturale. Nell’apertura di “An Eye For A Lie”, le voci robotiche danno addirittura un’aria new age-fusion alla musica, accostandola bizzarramente al materiale degli ultimi, eterei Cynic. Le chitarre, pur importanti, fanno da sfondo e si mettono in mostra principalmente per melodie liquide e interventi solisti di grande gusto, seppur da ammirarsi in disparte, in un angolo rispetto all’invasione tastieristica e ai sample. Per apprezzare compiutamente, invece, la gamma vocale di Driver, si può andare direttamente a “Vanishing Act In Blinding Gray”, che osa toni particolarmente screziati, evocando umori difficili da descrivere a parole, tanto sembrano appartenere a una realtà a noi lontana.
La seduzione per la synthwave, una costante nell’ultima fase di carriera del leader del gruppo (si sentano anche i Vaura e i loro pesanti inflessioni post-punk), è sottolineata dal placido dormiveglia di “Turbine Hook And Haul”, accompagnante verso un finale d’album sempre più in preda di sonorità poetiche e rilassate, affrontate con quel taglio obliquo e originale tipico dei Kayo Dot, pure quando si fanno strada melodie al limite del pop. “Blasphemy” ci consegna dunque gli avant-garde metaller statunitensi sotto una veste più accessibile di quanto non dica la loro nomea, sarebbe quindi un peccato consideralo un prodotto troppo ostico o intellettualoide. Per i fan del gruppo e chi ha voglia di osare.

TRACKLIST

  1. Ocean Cumulonimbus
  2. The Something Opal
  3. Lost Souls On Lonesome's Way
  4. Vanishing Act In Blinding Gray
  5. Turbine Hook And Haul
  6. Midnight Mystic Rise And Fall
  7. An Eye For A Lie
  8. Blasphemy: A Prophecy
0 commenti
I commenti esprimono il punto di vista e le opinioni del proprio autore e non quelle dei membri dello staff di Metalitalia.com e dei moderatori eccetto i commenti inseriti dagli stessi. L'utente concorda di non inviare messaggi abusivi, osceni, diffamatori, di odio, minatori, sessuali o che possano in altro modo violare qualunque legge applicabile. Inserendo messaggi di questo tipo l'utente verrà immediatamente e permanentemente escluso. L'utente concorda che i moderatori di Metalitalia.com hanno il diritto di rimuovere, modificare, o chiudere argomenti qualora si ritenga necessario. La Redazione di Metalitalia.com invita ad un uso costruttivo dei commenti.