KAYO DOT – Every Rock, Every Half-Truth Under Reason

Pubblicato il 28/07/2025 da
voto
6.5
  • Band: KAYO DOT
  • Durata: 01:06:03
  • Disponibile dal: 01/08/2025
  • Etichetta:
  • Prophecy Productions
Streaming non ancora disponibile

I Kayo Dot ci hanno abituato alle giravolte più impensabili, tratteggiando con la loro musica immagini e pensieri che potevano passare tranquillamente da quanto di più soave ed etereo si potesse favoleggiare, a raccapriccianti follie, labirinti emozionali disorientanti e a volte fin incomprensibili.
Gli anni recenti, a dire il vero – perlomeno quelli seguiti a quell’immane molosso di “Hubardo” (2013) – sembravano più propensi a toni relativamente scorrevoli, arrivando se non a una chiara orecchiabilità, almeno a porre in evidenza una sperimentazione non eccessivamente schizzata, ammantando di una forma canzone meno estroversa e sfiancante gli intendimenti del mastermind Toby Driver.
Con “Moss Grew On The Swords And Plowshares Alike” del 2021 si era notato un riavvicinamento a forme metalliche più corpose e stratificate, nel segno anche di una rinnovata collaborazione con diversi musicisti in precedenza in line-up nei Maudlin Of The Well. Formazione avant-garde metal che per prima fece conoscere il brillante ingegno di Driver e le cui gesta ritornano a intermittenza nella sua produzione successiva.
“Every Rock, Every Half-Truth Under Reason” si configura come una sorta di celebrazione dei vent’anni trascorsi dall’esordio “Choirs Of The Eye” degli stessi Kayo Dot, riunendo la medesima line-up di quell’album e andando quindi a riconnettersi con le radici più metal della band. ‘Metal’ che nel loro caso rimane giusto una cornice di partenza, perché la stravaganza, il tocco spiazzante, l’idea fuori dal seminato, lo stravolgimento di una partitura rassicurante è specialità della casa.
Presentandoci il lavoro, dichiarando di abbracciare forme musicali originali e sperimentali, i Kayo Dot definiscono questa nuovo aggiornamento stilistico come ‘liminal metal’: termine, questo, che nella loro visione andrebbe ad evocare mondi irreali, dove spazio e tempo si allungano e i confini tra realtà e fantasia si erodono, fino a scomparire.
Al di là dei termini utilizzati e dei contenuti filosofici dietro la sua composizione, “Every Rock, Every Half-Truth Under Reason” rientra indubbiamente tra i capitoli più ostici e astratti di una discografia che, nella sua interezza, di lineare ha ben poco. Figurarsi quest’ultima stazione del loro viaggio.
Difficile, infatti, credere che possano stare coerentemente una dopo l’altra in tracklist composizioni come l’opener “Mental Shed” e “Oracle By Severed Head”. La prima è una specie di monito, una minaccia tipo quelle di Michael Gira durante i suoi concerti: partiamo con suoni strazianti ripetuti all’infinito e vediamo chi riesce a sostenerli. Tra sintetizzatori taglienti e ossessivi, vocalizzi inquieti e ben poco confortevoli, scampanellii e una struttura ritmica pressoché inesistente, “Mental Shed” miete vittime, senza darci chissà quale slancio, se non disturbare e tediare. Di tutt’altra pasta “Oracle By Severed Head”, devota alla melodia sinuosa, aggraziata nei suoi interventi di viola e violini, intonacata di jazz e resa incantevole dalla flessuosa voce di Driver.
L’allungatissima, alienante e minimale “Automatic Writing” è ciò che dà maggiormente il senso di questa sfrenata volontà sperimentale della band: un susseguirsi di poche, acutissime note di sintetizzatori, rintocchi percussivi isolati, quasi monastici, e la vocalità di Driver che si sofferma a sua volta su linee alte e stravaganti, in una declamazione spiritata alternante lampi di follia e momenti più soffusi. Chi è abituato al corposo materiale del gruppo non ne sarà sorpreso, evidentemente, eppure la sensazione è quella di voler andare persino oltre se stessi e l’idea che un ascoltatore possa avere dei Kayo Dot.
Il giudizio definitivo, lo ammettiamo, non è semplice, ancora di più rispetto ad altre occasioni: se lo spirito avanguardista e non convenzionale del collettivo rimane qualcosa di meritevole e rende l’esperienza nel complesso qualcosa di difficilmente reperibile altrove, altri aspetti sollevano qualche perplessità.
In alcuni frangenti, tipo la già menzionata opener “Mental Shed” (ma pure “Closet Door in The Room Where She Died” non scherza), il voler sfidare l’ascoltatore, sottoporlo a lungaggini e stridori di ardua sopportazione, pare essere un gioco troppo contorto e privo di vera soddisfazione per chi ascolta. Anche questa propensione al lungo formato per le singole tracce non ci pare sempre la più adatta, annacquando diversi buoni spunti.
Su altro fronte, invece, è sempre un piacere osservare come melodie finissime e strutture/non-strutture come quelle delle tracce meglio riuscite (“Oracle By Severed Head”, la più baldanzosa “Blind Creature of Slime”), unite alla fascinosa voce di Driver, offrano vibrazioni fresche ed eclettiche come poche altre.
Ecco, “Every Rock, Every Half-Truth Under Reason” è probabilmente, nella sua interezza, qualcosa di ‘troppo’ anche per i Kayo Dot medesimi. Mentre suoi singoli estratti e idee brillano di luce propria e giustificano la fatica di ascoltarlo fino in fondo.

 

TRACKLIST

  1. Mental Shed
  2. Oracle by Severed Head
  3. Closet Door in the Room Where She Died
  4. Automatic Writing
  5. Blind Creature of Slime
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