KEEP OF KALESSIN – Epistemology

Pubblicato il 18/02/2015 da
voto
6.5
  • Band: KEEP OF KALESSIN
  • Durata: 00:52:18
  • Disponibile dal: 16/02/2015
  • Etichetta: Indie Recordings
  • Distributore: Audioglobe

I norvegesi Keep Of Kalessin festeggiano il loro ventesimo anno di attività con il sesto e nuovo album intitolato “Epistemology”. La band guidata come sempre da Obsidian ha sempre fatto passare parecchi anni tra una release e l’altra e spesso il fattore tempo può aver contribuito a rendere i lavori della band di Trondheim uno diverso dall’altro. L’album precedente, “Reptilian”, uscì cinque anni fa e qualcosa deve pur esser cambiato perchè nel frattempo il trademark della band è stato modificato, sebbene non sia stato stravolto. L’album d’esordio dei Keep Of Kalessin era un ottimo lavoro black metal che si inseriva perfettamente nella tradizione del filone sinfonico, ma poi la band ha voluto evolvere il proprio sound e dopo diversi anni, con “Armada”, ha forse raggiunto il massimo dell’espressione dando al proprio black metal un tocco moderno e personale. “Epistemology” sembra voler ripartire proprio da questo punto, ma per poi evolversi verso altre direzioni. L’aspetto che colpisce di più in questa opera è l’uso costante del cantato pulito e dei refrain catchy che ammorbidiscono inevitabilmente la base strumentale anche quando questa viaggia su ritmi frenetici. Ma c’è anche l’introduzione di una buona dose di elementi heavy metal a ‘compromettere’ l’estremismo sonoro di “Epistemology”. Qualche punto di contatto probabilmente c’era già in passato, ma stavolta i Keep Of Kalessin sembrano ripercorrere (intenzionalmente o no) quanto sperimentato già dai Borknagar del periodo Vintersorg o dai Dimmu Borgir con ICS Vortex. Il risultato finale però non fa impazzire e può anche darsi che una fetta di pubblico ancora non sia pronta e disponibile a concedere determinate aperture stilistiche poco estreme nel black metal. Sarà il tempo a dire se i Keep Of Kalessin avranno avuto ragione e se “Epistemology” verrà considerato una grande uscita. Ad ogni modo, le danze si aprono con un intro insignificante, seguito però da uno dei due migliori capitoli del CD: “The Spiritual Relief”. Il brano è davvero ottimo: trascina, è violento e gode allo stesso tempo di buone melodie, anche se sembra davvero di riascoltare i Borknagar di “Empyricism”! Non c’è dubbio che i fan del gruppo rimarranno soddisfatti da questa canzone, ma si sentiranno anche parecchio spiazzati. “Dark Divinity” ha un inizio al fulmicotone, un riffing spezzettato e martellante riesce a creare un’atmosfera violenta inasprita da un refrain acido grazie a delle chitarre stridenti. C’è nuovamente il cantato pulito a dominare la scena, soluzione adottata anche su altre release in passato dalla band ma mai in modo così massiccio; eppure, momentaneamente, ciò non toglie nulla all’estremismo sonoro del brano. Forse manca un po’ di personalità ad una canzone strutturata in questo modo così articolato, con ritmiche intricate che si rincorrono di continuo. “The Grand Design” è invece un brano che picchia giù duro: stavolta il riffing è scarno e punta sull’essenziale, in alcuni tratti è ruvido e volutamente acerbo, peccato però che il ritornello non sia incisivo e releghi l’intero brano nell’anonimato. “Necropolis” ha un inizio thrash, in più qui, come su “Dark Divinity”, gli assoli di chitarra sono troppo lunghi, sembra di ascoltare un album classic heavy di qualche guitar hero che vuole farsi conoscere; d’accordo, bravo, bravissimo Obsidian, artista molto estroverso e decisamente più tecnico rispetto ai colleghi che suonano black metal, però questa sorta di ostantazione penalizza i brani dei Keep Of Kalessin. “Universal Core” parte con il piede giusto, possiede un ritmo vorticoso, una bella atmosfera di fondo, è ben presente stavolta lo screaming maligno di Obsidian; la violenza dei vecchi tempi ed un grande riffing portante fanno di “Universal Core” una delle migliori canzoni di questa release, peccato solamente che anche su questa traccia la band non si risparmi l’ennesimo ritornello catchy con il cantato pulito. Qui davvero evitabile. Questa parte dell’album è decisamente la migliore: anche “Introspection” è un brano evocativo, il riffing è intricato, ma funziona. Non si può dire che ci siano molte influenze propriamente black metal (a parte il ritmo sempre sostenutissimo), ma tutti gli elementi sono incastrati in modo perfetto e le varie influenze musicali trovano qui un loro punto di incontro ideale. Lontanamente tornano in mente le atmosfere eteree dei Falkenbach, ma in chiave assai meno ‘viking’. Infine, c’è la titletrack, che per gran parte della sua durata sembra un semplice outro, un modo quasi strumentale per concludere l’album, un sottofondo sopra al quale far scorrere i titoli di coda. E’ un brano che semplicemente non riesce a infondere emozioni. Alla fine dei conti, si può dire che le differenze tra questo album ed il precedente “Reptilian” siano davvero notevoli: questo è il secondo cambio di stile marcato effettuato dalla band durante la carriera ormai ventennale, ma oggi  la virata stilistica potrebbe allontanare definitivamente i fan di vecchia data dei Nostri, i quali sembrano aver perso per strada quell’alone cupo e più epico conservato sino alla precedente opera. Nel sound odierno c’è qualcosa dei Dimmu Borgir, molto dei Borknagar (a partire da quelli di “Empyricism”), ma soprattutto c’è un cambio di trademark verso soluzioni più classic metal oriented e non più black metal. Qualche sporadico passaggio thrash persiste, ma di veramente estremo nei Keep Of Kalessin (tralasciando lo screaming) resta solo la violenza creata dai ritmi infernali inferti alle canzoni dal bravvismo Vyl, una macchina da combattimento dietro la batteria. Se proprio non era possibile rimanere ancorati al black metal puro e semplice, ma da brividi, del debut album, in molti speravano che la band di Obsidian fosse in grado di continuare sulla strada dell’ottimo “Armada”; tuttavia, le cose non sono andate in questo verso. Il nuovo full length getta molte ombre sul futuro della band.

TRACKLIST

  1. Cosmic Revelation
  2. The Spiritual Relief
  3. Dark Divinity
  4. The Grand Design
  5. Necropolis
  6. Universal Core
  7. Introspection
  8. Epistemology
1 commento
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