KHEMMIS – Deceiver

Pubblicato il 16/11/2021 da
voto
7.5
  • Band: KHEMMIS
  • Durata: 00:41:44
  • Disponibile dal: 19/11/2021
  • Etichetta:
  • Nuclear Blast

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Il quarto disco dei Khemmis sembra dichiarato tutto all’inizio dell’album, con quell’apertura così heavy metal da farci alzare le braccia al cielo: un arpeggio brevissimo e semplice, evocativo, “come quelli di una volta” verrebbe da dire, velocemente sostituito da un’apertura in tupa-tupa e riffone granitico in grado di squarciare ogni tipo di atmosfera. È un disco epic doom questo? Anche, ma soprattutto è un disco metal. Gli americani non abbandonano infatti la loro componente principale, ben chiara in ogni traccia come nella citata opener “Avernal Gate”, ma i passaggi, i main riff, la verve solistica, parlano chiaro: sì doom, ma molto heavy. La produzione è potente e sottolinea i passaggi di una progressione musicale che alterna riff, accordoni, arpeggi, rallentamenti e interventi melodici, tutto sorretto da una costruzione narrativa da sempre cara ai Khemmis; i brani si susseguono con una certa liquida continuità, raggiungendo qualche picco di rilievo drammatico nell’immaginazione delle atmosfere: le due facce di un brano come “House Of Cadmus”, ora trasognante, ora aggressivo ed in growl, sono una costante per tutto “Deceiver”; di fatto il disco sembra piuttosto oscuro, pessimista, bilanciato tra le emozioni, come accade nel dualismo vocale ritrovato in “Living Pyre” ad esempio, e i testi ce lo confermano. Le evoluzioni epiche di scuola classica fanno da padrone (Cirith Ungol, quando non Candlemass, Manilla Road e persino i Judas Priest!) ma non mancano lunghi passaggi lenti prettamente doom, pachidermici, sorretti da linee vocali in alcuni casi davvero notevoli (“Shroud Of Lethe”). A voler essere puntigliosi, i Khemmis non escono dalla comfort zone nella quale si sono trovati egregiamente nelle ultime prove e forse viene a mancare in “Deceiver” qualche picco a cui ci avevano abituati in passato, quel pezzo figlio di una costruzione emotiva capace di toccare vette atmosferiche, anche e soprattutto per una vera e propria naturalezza venutasi a creare proprio all’interno della forma canzone e non per la scrittura in sé, e questo rende l’album forse meno d’impatto rispetto ai due eccezionali predecessori. Ci prova una “Astral Road”, ma non siamo al livello di una equivalente “From Ruin” dal disco precedente; sembra quasi di percepire come una certa fredda metodicità in alcuni passaggi, come se la ragione avesse avuto una voce predominante rispetto al cuore, ma forse saranno solo impressioni. In definitiva: stiamo bocciando “Deceiver”? Certo che no. Ci aspettavamo qualcosina di più? A dire il vero si. È un disco buono? È un album molto buono, i fan del gruppo di Denver non abbiano dubbi sulla bontà del progetto. Siamo stati un po’ troppo severi? Forse; si tende ad esserlo quando le potenzialità sono grandi e si poteva osare un po’ di più.

TRACKLIST

  1. Avernal Gate
  2. House of Cadmus
  3. Living Pyre
  4. Shroud of Lethe
  5. Obsidian Crown
  6. The Astral Road
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