KHEMMIS – Desolation

Pubblicato il 19/06/2018 da
voto
8.5
  • Band: KHEMMIS
  • Durata: 00:41:35
  • Disponibile dal: 22/06/2018
  • Etichetta: Nuclear Blast
  • Distributore: Warner Bros

“Hunted” aveva già fatto ben sperare per quanto riguarda una concezione anni ’10 dell’epic doom profetizzato dai Candlemass su tutti, ma mancava ancora un tocco per poter alzare le mani al cielo, benché onestamente si fosse già molto vicini. Tocco che eravamo ovviamente bramosi di scovare nel nuovo disco del combo di Denver, Colorado, che con i soli due precedenti lavori aveva saputo costruirsi una reputazione si lusighiera ma, alla volta della terza release, quella della conferma, sicuramente non esente da certe pressioni che a volte fanno bene al gruppo a volte no. Per fortuna “Desolation” convalida e anzi supera le aspettative. Aperto da due singoli azzeccatissimi che mostrano due facce della medaglia che i ragazzi sono ad offrirci, il nuovo album è una gemma di riff pachidermici, vocals trasognate e ipnotiche pur con dei growl strozzati che spuntano qua e là, e canzoni semplicemente davvero molto belle. Restano su quello che già conoscevamo, un doom epicheggiante che bagna i suoi occhi nella NWOBHM, e le due componenti sembrano qui essere arrivate ad una nuova fase della loro relazione. Un connubio ancora più maturo ed elegante, dove gli Iron Maiden e i Pallbearer tornano, si, ma più di prima se ne stanno a lato, consciamente tenuti a ispirazione e non a faro, in un susseguirsi di scritture nelle quali ogni momento ne nasconde uno diverso dietro l’angolo. Le già edite “Bloodletting” e “Isolation”, dicevamo, mettevano in chiaro le coordinate, ma è nel crescendo dei pezzi più lunghi e complessi dove i Khemmis trovano l’argilla con cui modellare i loro racconti che deflagrano in un’epica che vive di groove e armonizzazioni, di racconti fantasy affrontati con estrema serietà. Brani come la struggente “The Seer”, come le linee vocali di “Flesh For Nothing”, creano un’atmosfera da vagabondaggio solitario, colonna sonora perfetta per un peregrinare della mente che diventa ora suadente ma pensieroso come la dama sul trono in copertina, ora aspro e pregno di potenziale rancore, come il mago al suo cospetto sembra suggerire meditabondo; “Maw Of Time”, con i suoi sette minuti in cui i drammi si intensificano, porta il tutto ad un nuovo livello di tensione, acuita da un maggior uso di growl, riff minacciosi e assoli gustosissimi in un contesto molto più propriamente doom che prima d’ora, culminando in “From Ruin”, meta solo apparente di un vagare ora divenuto ben altra cosa che semplice viandare. Palpitazione, affanno, ricerca di riparo. Le chitarre che spezzano in vari punti la canzone sono tese, soffocanti o mellifluamente malinconiche, così come i tocchi che vanno a danzare, a volte in punta di piedi, a volte inaspettati come una freccia scoccata alle nostre spalle, attorno al racconto di quest’ultimo capitolo di “Desolation”, creando un pathos che fa ciao ciao con la manina a decine di gruppi wannabe tristoni là fuori. Non sappiamo se si può chiedere di più ai Khemmis, ma se rimanessero su questi livelli vita natural durante sarebbe bellissimo.

TRACKLIST

  1. Bloodletting
  2. Isolation
  3. Flesh to Nothing
  4. The Seer
  5. Maw of Time
  6. From Ruin
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