8.5
- Band: KHEPHRA
- Durata: 00:37:28
- Disponibile dal: 20/12/2025
- Etichetta:
- Azermedoth Records
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Con buona pace di quelli che amano ripetere “si vabbè, carino il black metal italiano, ma vuoi mettere la Scandinavia”, il 2025 ci regala, in extremis, il ritorno discografico dei lombardi Khephra, ricordandoci una volta di più come anche il nostro spesso vituperato Belpaese abbia consegnato alla storia del genere delle autentiche leggende.
Difficile, infatti, definire in altro modo la band capitanata da Draughar e Lord (rispettivamente batterista e chitarrista/cantante, con la line-up completata anche in questa occasione dal chitarrista Necro, già mastermind dei Necroshine, e da Wally Ache, aka Walter Garau, dei Cerebral Extinction al basso), giunta quest’anno a festeggiare il suo trentaduesimo genetliaco, così com’è difficile dimenticare l’impatto da essa generato sulla scena nostrana ai tempi del loro omonimo demo di debutto (pubblicato nel 1996 e poi ristampato su CD dalla Lucretia Records nel 1998).
Risorti a nuova vita nel 2010 dopo uno iato durato ben dodici anni, i Khephra tornano sulla scena a distanza di otto anni dal precedente full-length col qui presente “D’Ogni Legge Nemico E D’Ogni Fede”, concept album incentrato sulla figura del filosofo, predicatore, eretico e rivoluzionario Giordano Bruno, e lo fanno con immutata maestria.
Stilisticamente, questo nuovo lavoro non si discosta dal classico trademark dei Nostri (quindi black metal asciutto, martellante ed evocativo dagli inequivocabili rimandi old-school), anche se, rispetto alla scabrosa malignità del precedente “I Nove Volti Del Demonio”, la band sembra aver prediletto, in questa occasione, un suono leggermente più rifinito e avvolgente, scelta che risulta assolutamente vincente, visto il tono stentoreo e altero dell’album.
A contribuire alla ieraticità dell’opera concorre in larghissima parte anche la peculiare impostazione vocale adottata da Lord che, per il terzo lavoro consecutivo, declama le sue liriche in un italiano mai prima d’ora così solenne (come ci ha abituato anche nel suo progetto Speculum Mortis), per un risultato che definire ‘evocativo’ appare quasi riduttivo (sebbene si tratti di un aspetto che potrebbe lasciare inizialmente spiazzati gli ascoltatori abituati a impostazioni vocali più canoniche).
Fin dall’iniziale “La Composizione Dell’Errore Et Oblio”, Lord ci guida nel pensiero e nelle opere di Giordano Bruno con tale forza espressiva de rendere quasi tangibile la sconvolgente attualità e universalità del suo messaggio, adagiando il tutto su un black metal ferale ma immaginifico, ammantato da sentori Darkthrone, primi Burzum, primissimi Marduk e Carphatian Forest (e non privo del rigore tipico della scuola finlandese), il tutto filtrato attraverso una sensibilità per il sacro e il profano incontrovertibilmente italica.
Il concept e la sua esposizione risultano talmente curati da sembrare quasi una lectio magistralis in salsa black, raggiungendo apici di inaudita intensità nelle grandiose “All’Uomo Che Ambisce La Conoscenza Resta L’Ombra”, implacabile, cupa e feroce, ma capace di materializzare momenti estremamente intensi e penetranti, nei suoi passaggi più evocativi, “Ordine Mirabile” – strutturalmente molto ricercata, nonché graziata da fraseggi di chitarra a dir poco struggenti nel loro disperato afflato malinconico, il tutto suggellato da un finale declamato passibile di renderla un ‘istant classic’ della scena italica e non solo – ed “Ecclesia Abhorret Et Sanguine”, un assalto all’arma bianca deliziosamente old-school, arricchito da intrecci di chitarra capaci di donarle un’atmosfera al contempo aulica ed ‘eretica’.
Ma, in realtà, è l’intero lavoro a rivelarsi non solo privo del benché minimo cedimento di sorta, ma altresì ammantato dalla costante sensazione di trovarsi al cospetto di un’opera ‘importante’ a trecentosessanta gradi, nella quale ogni frase ed ogni frangente musicale ad essa associata risultano meritevoli di attenzione ed accurata riflessione.
Raramente capita di imbattersi in opere capaci di coniugare in modo così intenso la ferocia del black metal e l’appassionato rigore storico, filosofico e ideologico della componente concettuale ad esse sottesa; proprio per questo, non possiamo esimerci dall’affermare che, con questo “D’Ogni Legge Nemico E D’Ogni Fede”, i Khephra hanno fatto davvero un ritorno sulla scena da standing ovation, grazie a quello che si rivela essere, a conti fatti, l’album più compatto, profondo e intenso della loro carriera. Un colpo da maestri – o da leggende, come si diceva.
