KHOLD – Til Endes

Pubblicato il 03/10/2014 da
voto
7.0
  • Band: KHOLD
  • Durata: 00:32:47
  • Disponibile dal: 29/09/2014
  • Etichetta:
  • Peaceville
  • Distributore: Audioglobe

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Ben sei anni è durato il silenzio di una delle band di punta della scena norvegese black metal dell’ultima generazione. Stiamo parlando ovviamente dei Khold, guidati come sempre da Gard e Sarke. Cosa si può dire dei Khold di nuovo? Non molto in realtà. Il gruppo è una sicurezza sin dall’esordio, il loro trademark è riconoscibile come sempre, il black metal proposto è tenebroso, glaciale e soprattutto moderno. Da “Til Endes” si poteva pretendere un minutaggio un po’ più corposo, c’è qualche eco degli ultimi Satyricon e non c’è da meravigliarsene dato che la band di Satyr da sempre ha influenzato i Nostri, ma i Khold non sono caduti nella trappola dell’easy listening e non hanno impoverito il proprio sound, bensì l’hanno lasciato semplice ma concreto. C’è qualche scappatella black ‘n’ roll e persino thrash metal, come su “Skogens Oye”, ma in generale la band mantiene i suoi capisaldi stilistici costruiti nel corso di una carriera più che decennale. Se cercate in “Til Endes” il capolavoro della band norvegese rimarrete delusi, ma solo se questa è la vostra unica aspettativa. I Khold sono altresì un investimento sicuro, anche se ognuno di noi ha un album preferito di questa band perché le sfumature speciali carpite nel riffing spettrale e marziale della band sono soggettive. I brani dei Khold da sempre nascondono molto di più di quello che un ascolto distratto potrebbe suggerire. Pur non avendo mai amato l’alta velocità, le loro release sono violente ed attaccano subito i vostri nervi, i vostri pensieri con un mid tempo cadenzato ed incessante. Curiosa, ma fatta con molta personalità, è la cover di “Troops Of Doom” dei brasiliani Sepultura, ma qui ribattezzata “Dommens Arme”. La titletrack, invece, è un brano un po’ meno monolitico rispetto allo standard stilistico dei Khold, da sempre seguito fedelmente in questi anni. Questa apre a delle soluzioni un po’ old style riprese dal variegato mondo extreme metal e non necessariamente da quello black metal esclusivamente. Non che questo sia una novità in casa Khold, ma la differenza tra la titletrack ed il resto della release non passa inosservato. Anche stavolta la band non sbaglia niente in fase di produzione, aiutata dalla felice scelta di registrare l’album ai noti ed ottimi Fredman Studio. In alcuni frangenti, come spesso accade ascoltando un lavoro dei Khold, riemerge dal lontano passato qualche frammento dell’animo dei Tulus, l’ex band sperimentale di Gard e Sarke, mentre in altri momenti si fa spazio qualche influenza death metal e c’è persino un tocco thrash metal. Da un gruppo come questo, dalle potenzialità praticamente infinite, è lecito attendersi sempre il massimo e per questo brani come “Det Dunkle Dyp”, sebbene ineccepibili, sembrano un’occasione sprecata per dimostrare tutto l’arsenale sprigionabile con questo tipo di black metal. La successiva “Avund” ha un ottimo ritmo, il groove c’è pure e qui riemerge con forza la facilità con cui i Khold sanno scrivere brani tanto trascinanti quanto semplici. L’opera termina con una sfuriata black metal che corre su ritmi veloci ed aiuta a dare una tonalità di colore in più a questo ennesimo album pieno di soluzioni efficaci. Però la soddisfazione completa a fine ascolto non c’è perché manca ancora il capolavoro assoluto che i Khold teoricamente potrebbero facilmente bissare, viste le grandi potenzialità. Invece, ancora una volta, per ascoltare i momenti migliori bisogna tornare a riprendere i loro vecchi lavori. Speriamo di non dover attendere altri sei anni per un nuovo album, con la speranza che il prossimo sia assolutamente coinvolgente.

TRACKLIST

  1. Myr
  2. Skogens Oye
  3. Ravnestrupe
  4. Dommens Arme (Sepultura cover)
  5. Til Endes
  6. Det Dunkle Dyp
  7. Avund
  8. Hengitt
1 commento
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