KIK TRACEE – No Rules

Pubblicato il 01/08/2022 da
voto
9.0
  • Band: KIK TRACEE
  • Durata: 00:55:15
  • Disponibile dal: 21/08/1991
  • Etichetta:
  • RCA

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La breve parabola dei Kik Tracee a cavallo tra anni ’80 e ’90 è così comune a tante band coeve che probabilmente non serve nemmeno raccontarla. Cinque soli anni di esistenza, il tempo di illudersi che con un disco indovinato, il suono giusto e un look ammiccante potessero aprirsi le porte del successo; di lì a breve l’inghiottimento repentino nell’anonimato, tra piccoli dissidi interni, il cambio delle mode, l’incapacità di guardare avanti e tenere duro, infine lo scioglimento e l’oblio. Figli della Los Angeles patinata ed edonistica di quegli anni, all’epoca i Kik Tracee vengono incasellati nel filone glam, si beccano l’etichetta di cloni dei Guns N’ Roses, fanno girare un po’ il loro nome nelle classifiche di vendita – senza raggiungere chissà quali posizioni avanzate, ovviamente – e i loro video su MTV, quindi si disperdono, lasciando poche tracce negli anni a venire da parte dei loro componenti. Come la buona speleologia del rock e del metal insegna, i fondali discografici di quegli anni possono riservare gradite sorprese a posteriori. Ed è così che si scopre che l’unico album della band, “No Rules” (oltre a quello, a nome del gruppo risulta solo un successivo EP del ’92, l’apprezzabile “Field Trip”) è un piccolo gioiello hard rock che qualcosa di glam ce l’ha, in effetti, che un poco – soprattutto per la voce – i Guns N’ Roses li ricorda, ma ha molto in aggiunta da offrire.
La copertina, con questi venerandi signori – la stessa persona in quattro posizioni diverse – che precedono a capo chino una vecchia locomotiva, è abbastanza singolare per un disco hard rock e contribuisce non poco a far notare “No Rules”, nel caso vi capitasse di trovarlo tra i banchi dell’usato in qualche negozio o bancarella di vinili (non è così infrequente ve ne possa capitare in mano una copia). Prodotto da Dana Straum, bassista degli Slaughter, “No Rules” fa intuire senza troppa fatica provenienza, appartenenza all’immaginario glam, indole stradaiola e l’indole scanzonata tipica dell’hard rock patinato del periodo. Però basta grattare un poco sotto la superficie, per scoprire abbastanza facilmente una profondità inedita per buona parte delle compagini hair metal. I Kik Tracee iniettano la loro musica di abbondanti dosi di blues, equilibrandolo all’esuberanza giovanile, non tradendo lo spirito dei tempi, eppure suonando come qualcosa di lievemente distante da quanto usavano fare il grosso dei vistosi colleghi. L’insistente cantilenare di “Don’t Need Rules” delinea chiaramente quali siano le doti principali della band; la voce eclettica, un poco ‘storta’ e imperfetta, ricca di sentimento ed entusiasmo, di Stephen Shareaux cattura le prime attenzioni, appena dopo arriva il chitarrismo dolceamaro e ricco di sfumature di Offers e Marquis, quindi uno sferzare ritmico che, pur senza compiere magie, fa filtrare una sua peculiare versatilità. La cover di “Mrs. Robinson” di Simon & Garfunkel in seconda posizione di tracklist potrebbe sembrare sintomo di debolezza, invece ci dice tanto delle doti dei musicisti, perché questo famoso brano si inserisce perfettamente nello stile effervescente, ma saldo nella tradizione, dei Kik Tracee: l’interpretazione è molto sentita, è davvero una cover che omaggia e celebra con i dovuti onori l’originale.
I Kik Tracee mettono in campo le armi del glam, ampliandone il raggio d’azione e costruendoci sopra arrangiamenti, in particolare quelli vocali, meno scontati di quel che ci si potrebbe attendere: le seconde voci hanno una finezza negli interventi, una puntualità e una capacità comunicativa ben superiori alla selva di urletti e cori di puro intrattenimento che andavano di moda negli anni ’80. Una qualità che dà una marcia in più sia che il quintetto si butti su riuscite party-song, sia che propenda per canzoni di ampio respiro, malinconiche, ballate dalle sfumature elettrocacustiche che potrebbero ricordare gli Extreme, nei toni e nella qualità. Su questo versante, ce n’è per tutti i gusti, con differenti dosaggi di elettricità, passionalità e lentezza; “You’re So Strange”, “Big Western Sky” (questa la si potrebbe paragonare alle cose migliori dei due “Use Your Illusion” dei Guns N’ Roses), “Lost” (interamente acustica, solo chitarra, voce e rade percussioni) offrono brividi puri, di quelli autentici, spontanei. Anche le pulsioni veracemente rock della formazione dimostrano quanto il gruppo fosse di un’altra categoria, si muovesse in un contesto noto ma pennellasse combinazioni di note inarrivabili per chi è privo di talento: l’incendiaria “Trash City”, “Generation Express”, “Tangerine Man” mescolano rock’n’roll, blues, street metal in un cocktail di adrenalina, voglia di divertirsi e colpi di classe, sganciando una serie di possibili hit fin imbarazzante. ‘Imbarazzante’ perché, ad eccezione della breve outro “Fade Dunaway”, gli altri dodici pezzi hanno valore medio elevato e non c’è mezzo filler all’interno di “No Rules”. Non solo, una delle forme più riuscite e composite del Kik Tracee-pensiero arriva verso la fine, con i cambi di umore tra ombrosità e gran caciara di “Rattlesnake Eyes (Strawberry Jam)”. La produzione un po’ sporca e ben poco artefatta di Dana Straum era ed è tutt’ora la veste sonora ideale per apprezzare la verace e dettagliata carica dei losangelini, che appena due anni più tardi già non esisteranno più. L’unico che proseguirà con alterne fortune la carriera musicale sarà Stephen Shareaux, ma pure lui e la sua gran voce non troveranno grande spazio nella storia del rock degli anni ’90 e 2000. Un vero peccato, almeno ci resta questo “No Rules” per poter rivivere la magia della tarda età del glam e immaginare dove i Kik Tracee sarebbero potuti approdare…

 

TRACKLIST

  1. Don't Need Rules
  2. Mrs Robinson
  3. You're So Strange
  4. Trash City
  5. Hard Time
  6. Big Western Sky
  7. Generation Express
  8. Soul Shaker
  9. Tangerine Man
  10. Lost
  11. Velvet Crush
  12. Rattlesnake Eyes (Strawberry Jam)
  13. Fade Dunaway
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