KILL RITUAL – The Serpentine Ritual

Pubblicato il 12/11/2012 da
voto
7.0
  • Band: KILL RITUAL
  • Durata: 00:57:06
  • Disponibile dal: 09/11/2012
  • Etichetta: Scarlet Records
  • Distributore: Audioglobe

I Kill Ritual vengono da Los Angeles, sono nati a fine 2010 per volontà degli ex Imagika Steve Rice (chitarra solista) e Wayne DeVecchi (batteria) e suonano del classico thrash metal in stile USA. Dopo aver completato i ranghi reclutando alla sei corde l’ex Eldritch Roberto Proietti e l’ex bassista dei Dark Angel Danyael Williams, il gruppo ha trovato a San Francisco, nella Bay Area (e dove altrimenti?), un cantante molto valido, tale Josh Gibson. I cinque si sono messi subito al lavoro per scrivere l’album in questione, missato da Andy LaRocque (prodotto da Steven Rice) e quindi in possesso di un suono molto cristallino e carico. La proposta come detto è un thrash metal dai toni melodici, grazie soprattutto agli arrangiamenti di chitarra e alla voce di Crimson che spesso sconfina nel power metal e negli acuti propri di questo genere. La prima cosa che salta subito all’orecchio è il magistrale lavoro di chitarra operato dal duo Rice-Proietti, roba da scomodare i gruppi leader del genere in alcuni tratti. Dopo, infatti, la canzone che dà il titolo al disco – brano dove i Kill Ritual dimostrano subito le loro abilità e peculiarità – “Torn Down” si segnala subito come pezzo hit dell’album: è un concentrato di riff serrati, di chitarre che si fermano e ripartono (ci hanno fatto tornare in mente gli Annihilator di “Alice In Hell”) e anche di una parte centrale dove si rallenta e si lascia spazio alla melodia. Idem su “Time To Kill”, altro brano dall’incedere molto potente (complice soprattutto il lavoro di batteria) e dove ancora una volta il cantante ruba la scena variando l’uso della voce. Dopo l’ascolto di questo trittico la proposta del gruppo è molto chiara: scrivere canzoni pregne di tecnica, di soluzioni, di arrangiamenti e soprattutto di lunga durata, un fattore che diventa un’arma a doppio taglio: se da una parte infatti i Kill Ritual sono abili nella scrittura dei brani, e quindi alcuni di questi filano via che è una bellezza, dall’altra tirare per le lunghe alcuni pezzi, meno ispirati, fa perdere un po’ di attenzione all’ascoltatore. E allora ecco “Ambush” a rallentare i ritmi perlopiù rapidi, mai velocissimi, e lasciare la scena al lavorìo di chitarra e anche di basso, molto presente in tutti i brani di “The Serpentine Ritual”. Non è un caso che la canzone in cui i Nostri decidono di sfogare la brutalità sia la più corta del disco: “Old School Thrasher” si segnala come un altro pezzo forte dell’album, privo di tanti fronzoli com’è e caratterizzato solo da riff rapidi e da ottimi soli chitarristici. E quindi, fra brani più duri e altri più melodici e ragionati, il cronometro segna quasi un’ora di thrash metal made in USA a fine ascolto anche se, come già scritto, l’impressione è che ci sia un quarto d’ora di troppo in termini di lunghezza. I Kill Ritual conoscono il mestiere, sanno arrangiare bene (delle volte lo fanno fin troppo) ma a volte allungano troppo la minestra. Gli amanti del thrash melodico troveranno molto di che gioire su questo album.

TRACKLIST

  1. The Serpentine Ritual
  2. Torn Down
  3. Time To Kill
  4. Ambush
  5. Old School Thrasher
  6. Coat Of Blood
  7. Cold Hard Floor
  8. Law Of The Land
  9. The Day The World Dies
  10. Prisoner Of The Flesh
  11. My Neighborhood
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