7.0
- Band: KILL THE LIGHTS
- Durata: 00:43:20
- Disponibile dal: 21/08/2020
- Etichetta:
- Fearless Records
Aprire un disco con un discorso di Churchill (“There will be no mercy, there will be no surrender”) non è da tutti, vista l’immediata associazione ad un celebre pezzo degli Iron Maiden, ma i Kill The Lights evidentemente non hanno paura di scomodi paragoni. Dietro il non troppo originale monicker si nasconde infatti un supergruppo nato un paio d’anni fa da un’idea dell’ex batterista dei Bullet For My Valentine Moose, accompagnato nella sua nuova avventura dai chitarristi Jordan Whelan e Travis Montgomery (in arrivo rispettivamente da Still Remains e Threat Signal), nonché dal frontman James Clark (Throw The Fight) e dal bassista Davey Richmond (Glamour Of The Kill). Detto che il principale motivo d’interesse è legato prevalentemente alle prime tre band, già dalla fulminante opener “Shed My Skin” appare evidente come il gene dominante nei DNA dei Nostri sia quello dei BFMV, nello specifico quelli del periodo a metà tra “The Poison” e “Scream Aim Fire”. Pur rimpiangendo un po’ il pathos di “Of Love And Lunacy” e il groove di “Under Reprisal”, dobbiamo dire che l’arena-core dei Kill The Lights fila a meraviglia, ripercorrendo i fasti dei vari Trivium, A7X e Atreyu a metà degli anni ’00. Se l’originalità non è il punto di forza di “The Sinner”, pezzi come “The Faceless”, “Watch You Fall” e “Open Your Eyes” conquistano subito con un tiro micidiale, al punto che ogni brano è come una tanica di benzina pronta ad incendiare l’entusiasmo combustibile della folla in sede live. Accendino digitale assicurato anche per gli episodi più strappamutande (“Through The Night” e “Tear Me Apart”, anche se non siamo al livello di una “Tears Don’t Fall”), mentre il leggero calo nella seconda metà (“Plagues”, “Sober”) è compensato dalla conclusiva “Unmoved”, senza dubbio da inserire tra gli highlight del disco. Non inventano nulla, ma con un po’ di mestiere e tanta passione Moose e soci scalano subito gli indici di gradimento, andando a riempire nelle playlist delle appassionati di melodic-core lo spazio lasciato vuoto dai nomi citati prima, nel frattempo migrati verso altri lidi.
