KILLING JOKE – Brighter Than a Thousand Suns

Pubblicato il 23/11/1986 da
voto
7.0
  • Band: KILLING JOKE
  • Durata: 01:00:30
  • Disponibile dal: 01/11/1986
  • Etichetta:
  • E.G. Records

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Preceduto da un paio di singoli mediamente apprezzati, “Brighter Than A Thousand Suns” continua senza troppi scossoni la fase new wave della band, sebbene con pezzi decisamente meno incisivi. Il mix originale, a cura di Chris Kimsey come sul disco precedente, fu sostituito da quello realizzato, con scarso favore della band, da Julian Mendelsohn. Nella ristampa del disco del 2008 è stato recuperato il mix originale, ma intanto, per dare un’idea semplice della differenza, il primo aveva prodotto diversi dischi dei Rolling Stones e contribuì all’eccellente sound della seconda fase della carriera dei Duran Duran; il secondo, pur un ottimo professionista, lavorava in quegli anni con Frankie Goes To Hollywood, Pet Shop Boys e sui dischi più barocchi di Sir Elton John. Il risultato è così un disco in cui le chitarre sono affossate a favore di un wall of sound a tratti posticcio, fatto di riverberi e sovraincisioni di tastiere, e sinceramente anche l’ispirazione dietro i brani non è sempre strepitosa. Dicevamo dei due singoli, posti anche in sequenza in apertura del disco; “Adorations” è un pezzo arioso e onirico, una sorta di continuazione eterea del disco precedente, ma già “Sanity” prende una piega molto più commerciale, che percorrerà l’intero album, con un buon arrangiamento e un ritornello appiccicoso ma troppo leggero. Sono numerosi i riff di tastiere che, con onestà ma senza quel piglio maligno che Jaz sapeva imprimere in passato, segnano questa canzone e altre come la trasognata “Chessboard” o “Twilight Of The Mortal”, costruendo una sequenza di brani piacevole ma un po’ ripetitiva. Si può trovare, tra i solchi di questo disco, una sorta di trait d’union tra le costruzioni sintetiche dei Depeche Mode e il piglio gotico dei Cure, con la sensazione, però, che nessuno di questi due estremi appartenga appieno ai Killing Joke. Che non mancano di mestiere, ma quando cercano una seconda “Love Like Blood” in “Love Of The Masses” risultano decisamente manieristi. La seconda parte dell’album, che vede una sequenza diversissima tra vinile e CD per ragioni di durata (e ben tre brani in più sul secondo supporto), parte con “A Southern Sky”, un brano dove la new wave si sposta in territorio Sylvian-Japan senza far salire troppo l’asticella complessiva. Nelle seguenti “Victory” e “Wintergardens” affaccia invece la testa con convinzione Paul Raven, che sembra col suo basso pulsante farsi carico della band; si arriva così a “Rubicon”, probabilmente il pezzo meglio riuscito del lotto con “Adorations”: può ricordare nella cadenza “Europe” dal precedente disco, ma la linea vocale finalmente libera e sfrontata di Coleman regala una compiuta gioia nostalgica. Se questo era il brano che chiudeva il lato b del 33 giri, su cd resta spazio per “Goodbye To The Village” e “Exile”: due brani dai suoni freddi, quasi meccanici. Il primo molto omogeneo al resto del lavoro, mentre l’ultimo, con le sue dissonanze tra le pennate di chitarra e i synth poteva sicuramente fare l’invidia di numerose band che cercavano di galleggiare tra dark, new wave e i primi vagiti di industrial da dancehall del tempo. Un disco insomma promosso senza indugio, anche risentito dopo anni, ma che lascia una sensazione di incompiuto nella sua ricerca di un’ariosità classica e allo stesso tempo di un approccio sì più commerciale, ma non piegato sul mercato musicale; i mesi a seguire confermeranno che non era solo il confronto con il capolavoro precedente a determinare qualche alzata di sopracciglio, quanto una crisi serpeggiante che, in qualche modo, i quattro amici avevano fatto emergere dai solchi. E confermata da un tour molto limitato (appena venti date) in supporto al disco.

TRACKLIST

  1. Adorations
  2. Sanity
  3. Chessboards
  4. Twilight Of The Mortal
  5. Love Of The Masses
  6. A Southern Sky
  7. Victory
  8. Wintergardens
  9. Rubicon
  10. Goodbye To The Village
  11. Exile
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