KILLING JOKE – What’s THIS For…!

Pubblicato il 19/06/1981 da
voto
7.5
  • Band: KILLING JOKE
  • Durata: 00:42:03
  • Disponibile dal: 22/06/1981
  • Etichetta:
  • E.G. Records

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What’s this for…!”, un titolo che non richiede quasi traduzione. La dichiarazione nichilistica è quasi onomatopeica, l’atmosfera puzza sempre più di vicoli urbani, ma non quelli pullulanti di vita e rabbia giovanile del loro esordio, bensì quelli dove i ragazzi più disperati andavano a bucarsi alla ricerca di una botta di pace, trovando spesso la morte. Il secondo disco della band è veramente oppressivo, malato, eppure in un modo grottesco riesce a mettere in gioco anche momenti euforici: è palpitante come il basso onnipresente e sempre più all’unisono con la batteria tribale e unica di Big Paul, che donano un’atmosfera da ‘musica funk dall’inferno’ al complesso del lavoro. Allo stesso tempo, risulta sempre più evidente lo stile unico di Geordie, la cui chitarra ha un’inventiva al tempo pressoché mai sentita, una semplicità che non è mai lineare e che ha influenzato decine di chitarristi – a partire da un certo The Edge, passando per il futuro suono shoegaze: non a caso tra i grandi fan del biondo chitarrista troviamo Kevin Shields dei My Bloody Valentine. E pensare che, nelle sue parole, non è questione di avere idee strepitose, ma solo di capire che la chitarra ha la potenzialità di creare atmosfere: ed è quello che lui, con la fedele Gibson ES-295 dorata – una delle chitarre preferite da Elvis, per inciso – continua a fare da oltre quarant’anni.
Anche questo secondo album contiene appena otto brani, come detto, a conferma di una ricerca sintetica da parte della band, che interseca nei diversi capitoli tutti gli elementi caratteristici di cui sopra, muovendosi senza problemi tra cadenze abissali e momenti quasi da dancehall. L’apertura delle danze è da chiamata alle armi, con il ritmo marziale e il riff acido di chitarre di “The Fall Of Because”, su cui Jaz salmodia alle soglie della stonatura, supportato nel ritornello ultra punk da Youth. “Tension” è un defribillatore che ci risveglia spensieratamente con sonorità molto più da classifica e una sessione ritmica quadrata, ma l’allegria dura poco: “Unspeakable” è un brano rituale e ossessivo, introdotto da un synth demoniaco e guidato da un Big Paul che pare posseduto, e forse i Killing Joke non avevano fatto completamente i conti con le forze oscure che stavano evocando tra questi solchi; durante la restituzione del brano in un concerto di lì a pochi mesi, infatti, tutti i membri della band dichiararono di aver avuto un’esperienza extracorporea, durante la quale l’intero pubblico si era come congelato e strani globi di luce erano comparsi in sala. Forse il gioco si era fatto troppo serio? La risposta non la sapremo mai, perché ogni occasione in cui i membri della band ammiccano senza troppo spazio per dubbi al loro coinvolgimento in riti oscuri, state certi che taglieranno il discorso con una risata. O con uno sguardo feroce, come quello evocato dalla tagliente (ehm) “Butcher”, una canzone cupa e febbrile insieme, che anticipa il suono che esploderà nell’album seguente, mentre la seguente “Follow The Leaders” è ironia punk/dub non distante come sonorità dagli amici Public Image Limited, di cui Jaz segue un po’ le orme anche nella dissacrante linea vocale, mentre Youth gioca sulle quattro corde come un funambolo. “Madness” è pura follia, è anzi la colonna sonora di un ricovero in sanatorio mentale (un’esperienza che uno dei Killing Joke sfiorerà, come vedremo…), in cui ogni strumento sembra andare per la sua strada dissonante, sposandosi però perfettamente nella resa sinestetica: chitarre acide, batteria secca, il basso nuovamente in libertà, un cantato aspro e visionario. Tutto quello che di meglio i Killing Joke sapevano offrire, insomma, rafforzato nella semi strumentale “Who Told You How?”, dove si aggiunge anche una dimensione quasi dub nei rumorismi che i quattro creano tra loop, e-bow di chitarra e inserti di natura poco chiara, ma molto disturbanti. “Exit”, che parte senza quasi soluzione di continuità con una ritmica stravolta simile a “Madness” ma completata nel finale da una sorta di applauso autocelebrativo, è l’esplicito saluto ai fan, che però i Killing Joke incontreranno di lì a poco in un tour piuttosto corposo (quasi cento date tra l’uscita del disco e il successivo ritorno in studio). In quasi tutte le stampe successive su cd di questo album sono disponibili diverse bonus track, tra cui merita menzione il remix dub di “Follow The Leader”, che intensifica ulteriormente la cadenza euforica del brano, oltre a rappresentare l’ultimo flirt col genere per molti anni a venire; contribuendo in tal modo a chiudere un disco che si pone nel complesso come un disturbante e minaccioso epitaffio del post punk.

TRACKLIST

  1. The Fall Of Because
  2. Tension
  3. Unspeakable
  4. Butcher
  5. Follow The Leaders
  6. Madness
  7. Who Told You How?
  8. Exit
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