7.0
- Band: KILLSWITCH ENGAGE
- Durata: 00:42:12
- Disponibile dal: 21/02/2014
- Etichetta:
- Metal Blade Records
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I Killswitch Engage hanno da poco spento venticinque candeline: la formazione di Westfield, Massachusetts è diventata, in questo quarto di secolo, sinonimo di quel metalcore che unisce l’hardcore americano con il melodeath di Goteborg.
La loro è stata una carriera di alti e bassi, segnata da successi incredibili e crisi dal punto di vista umano, che hanno per esempio portato all’abbandono di ben due cantanti, Jesse Leach nel 2002 e Howard Jones nel 2012. Dal ritorno di Leach la band ha pubblicato un terzetto di album convincenti, senza mai abbandonare un normale ciclo produttivo fatto dal classico alternarsi di album/ciclo di tour.
Stavolta, complice la pandemia, lo stop è stato più lungo del solito: “Atonement” risale infatti a sei anni fa, periodo nel quale i componenti del gruppo si sono presi una pausa rigenerante, convinti a tornare nel migliore dei modi. Per uscire dalla zona di comfort, capitanati dal solito Adam Dutkiewicz (da sempre chitarrista, principale autore e producer), i Killswitch Engage hanno deciso di lavorare insieme in una sala prove, per aumentare il feeling e l’apporto di ogni componente del gruppo al prodotto finale. Contemporaneamente hanno deciso di spremere fino all’osso il frontman Jesse Leach e spingerlo alla migliore prova possibile, arrivando a rifiutare più volte le demo del cantante per un risultato meno scontato del solito.
Missione riuscita? Più o meno. Partiamo col dire che “This Consequence” non presenta nessun cambio di genere, né alcuna virata sonora strutturale, anche perché uno sconvolgimento non avrebbe nessun senso in un momento storico in cui la band punterà quasi sicuramente alla celebrazione del proprio personale sound metalcore, di cui è stata pioniera e portabandiera per anni.
In questo senso ci sono parecchi brani che faranno la felicità di tutti, da “Abandon Us” a “Forever Aligned” passando da “I Believe” e “Collusion”, dove vengono snocciolati i punti di forza ben noti nel playbook del quintetto. A quanto pare il punto di svolta, durante la scrittura, è stata “Broken Glass”, brano cadenzato con un ritornello inusuale (ci sentiamo degli echi Alice in Chains), la quale, grazie ad un esasperato Leach, ha portato ad inasprire più del solito le parti violente. Così in “Discordant Nation” troviamo un growl ribassato ed un ‘blegh’ sul finale, “Collusion” contiene dei veri e propri gutturali mentre “The Fall Of Us” si spinge in territorio estremo flirtando col deathcore e sfoderando (addirittura!) blast-beat.
Senza dare per scontate le liriche ricercate e la produzione stellare, entrambe presenti in “This Consequence” così come in ogni altro disco dei KSE, dopo ripetuti ascolti sembra che la scrittura corale e qualche forzatura nel sound non abbiano portato per forza risultati positivi, creando un disco in cui i passaggi più geniali e brillanti contrastano con altrettanti momenti più prevedibili, anche all’interno della singola canzone, difetto che invece un disco scritto quasi completamente dalle sapienti mani di Adam D., come il precedente “Atonement”, non presenta, risultando invece più a fuoco ed omogeneo.
Nessuno rimarrà deluso in ogni caso: è chiaro che nel complesso “This Consequence” contiene chiaroscuri ma non punti deboli, mantenendo la poesia, l’epica e il groove che ha consegnato la band alla storia.
Un disco che non andrà probabilmente a segnare il cammino di un gruppo di veterani, ma capace di mantenerne l’invidiabile traiettoria con un pizzico di coraggio, riportando ancora una volta i Killswitch Engage tra i capofila di un movimento bistrattato – che invece continua a dimostrare la propria vitalità.
