KING 810 – Suicide King

Pubblicato il 09/02/2019 da
voto
7.0
  • Band: KING 810
  • Durata: 00.39.12
  • Disponibile dal: 25/01/2019
  • Etichetta:
  • Distributore:

“Suicide King” inizia col voodoo haitiano di “Hartbeats”, che richiama il rituale di “Take It” da “Memories Of A Murderer” in una maniera più dinamica e frenetica, schizzata, evocativa, teatrale: uno dei migliori esempi lato ‘heavy’ della creatività e dell’originalità marchiata King 810, forse anche uno dei migliori in assoluto in discografia. Posta all’inizio la traccia ha un significato potente: anche se il branco pare essersi disperso con l’uscita degli elementi storici Andrew Beal (sul chitarrista pendono accuse correlate all’uso/possesso illecito di arma da fuoco con conseguente divieto di uscire dagli Stati Uniti) e Andrew Workman (il batterista ha dovuto cedere il posto per problemi fisici) il nucleo composto dalla mente David Gunn e dal braccio destro Eugene Gill è completamente operativo e funzionante, così come la visione e la potenza del gruppo sopravvivono assolutamente inattaccate. Attenzione però a prendere in considerazione, nell’arco dell’evoluzione stilistica del gruppo, anche gli EP “Queen” e “That Place Where Pain Lives”, capitoli nei quali i King si distaccano volontariamente dal metal esibendo le influenze melodiche in durissime ballate, qui rappresentate dal blues western stomp di “Black Rifle” e dalla sussurrata “Wade In The Water”. Emerge ovviamente anche la personalità di Yavid, alter ego puramente rap di Gunn: il ‘diavolo coi denti neri’ sembra manifestarsi nel brutale hip hop a mano armata di “.45” e “Bang Guns” quanto nell’introspettiva “What’s Gotten Into Me”. I collegamenti col passato possono essere più o meno ispirati – “A Million Dollars” è uno dei pezzi più significativi del disco, mentre “Braveheart” sa troppo di già sentito – mentre gli sguardi sul futuro sono sicuramente interessanti – a riguardo spicca sicuramente l’incubo robotico “Sing Me To Sleep”. “Suicide King” potrà deludere chi ha sete di sangue e chi si è rimasto folgorato dal debutto discografico ignorando il resto delle pubblicazioni del gruppo, ma racchiude sapientemente tutte le anime dei King lasciando un angolo alla sperimentazione, mantenendo la crudezza e la violenza lirica che li ha sempre caratterizzati ed elaborandola in soluzioni stilisticamente ricercate ma sempre fruibili. Un incoraggiante primo passo in una nuova fase della carriera del gruppo slegata dalle limitanti logiche delle case discografiche, da sempre troppo strette all’animo irrequieto ed ostile di David Gunn.

TRACKLIST

  1. Heartbeats
  2. Braveheart
  3. Bang Guns
  4. A Million Dollars
  5. .45
  6. What's Gotten Into Me
  7. Black Rifle
  8. God Is Watching
  9. Wade In The Water
  10. "Sing Me To Sleep
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