KING BUFFALO – Orion

Pubblicato il 18/01/2017 da
voto
7.0
  • Band: KING BUFFALO
  • Durata: 00:48:00
  • Disponibile dal: 02/12/2016
  • Etichetta:
  • Stickman Records

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La musica dei King Buffalo nasce probabilmente da un viaggio. Intrapreso in un’altra epoca e con mezzi di fortuna rispetto ai moderni mezzi di trasporto. A cavallo, preferibilmente, quando gli Stati Uniti come li conosciamo oggi non esistevano e i suoi territori sterminati venivano solcati da intraprendenti avventurieri, in cerca di fortuna e di un avvenire luminoso. Ha infatti il fascino delle terre di frontiera ancora inesplorate “Orion”, esordio su lunga distanza di questo trio di Rochester, stato di New York. Musica che nasce da un’America d’altri tempi, ancora sussistente a dire il vero in alcune sue aree, che ha nel cuore un rock caldo e appassionato, irrorato di country, blues, folk e melodie tradizionali tramandate di generazione in generazione fino ai giorni nostri. Ballate aperte e ariose, arpeggiati infiniti, un’affabulatoria voce narrante e tocchi educati costellano l’intero album del terzetto, nato nel 2013 solo nominalmente. Di fatto, le annate predilette dei King Buffalo sono quelle a cavallo dei ’60 e dei ’70, quando il rock’n’roll stava imparando a camminare sui suoi passi, staccandosi almeno in parte dalla musica popolare antecedente da cui aveva preso le mosse. In un’epoca di produzioni sovraccariche, corsa ad aggiungere e accumulare elementi, stratificare il più possibile il suono, ecco che si segnala come una mosca bianca un’opera che della semplicità di vedute e dell’amore infuso in ogni singola nota suonata fa il suo credo. Lo dicono nella loro biografia i King Buffalo – e ci crediamo –  che le canzoni provengono da lunghe jam session in sala prove, la stessa dove “Orion” è stato registrato. Vi è un’autenticità inattaccabile a permeare i brani del disco, che scorrono mansueti e si ramificano placidi, come rami del delta di un fiume, partendo da un giro ritmico elementare e una sonnecchiante linea vocale. Poi arrivano chitarre grassocce ma mai troppo piene di sé o annegate nella distorsione, saltellanti in un energico andamento zeppeliniano oppure leggermente più torbide, a toccare i primi Black Sabbath, depurati dell’alone oscuro. Si perde il senso del tempo, perché una volta afferrato quale sia il giro chitarristico di base, si divaga, rimangono solo il basso e la batteria, un’effettistica psichedelica sottile sottile dona efficaci punteggiature, utili a colmare il passo indietro compiuto dalla chitarra. I King Buffalo sono degli adorabili sornioni, che fanno ricorso anche alla tradizione del crooning e la declinano in un formato rock avaro di riff di facile presa, utilizzati con grande parsimonia, per non perdere la magia interiore di una musica che si sente dentro ancora prima di ascoltarla. Il veleggiare nell’acustico di “Down From Sky” e la torrenziale “Drinking From The River Rising” raccontano una storia di rock sognante ed evocativo di spazi incontaminati, un ambiente dell’anima che sopravvive solo qua e là nel continente nordamericano e che la band tratteggia con vividezza, senza indulgere in lungaggini o patetici nostalgismi. Non farebbe male un po’ più nerbo in alcuni frangenti, anche se nel complesso è dura trovare tracce che non funzionino o presentino fasi di stanca prolungata. Chi ama l’hard-blues nella sua versione più morbida difficilmente rimarrà deluso da “Orion”, raccolta di brani destinati a scavarsi una nicchia nel cuore di ogni rocker dall’animo sensibile.

TRACKLIST

  1. Orion
  2. Monolith
  3. Sleeps On a Vine
  4. Kerosene
  5. Down From Sky
  6. Goliath Pt 1
  7. Goliath Pt 2
  8. Orion Subsiding
  9. Drinking From the River Rising
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