KING BUFFALO – The Burden Of Restlessness

Pubblicato il 03/06/2021 da
voto
7.5
  • Band: KING BUFFALO
  • Durata: 00:40:30
  • Disponibile dal: 04/06/2021
  • Etichetta:
  • Stickman Records
  • Distributore: Audioglobe

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Chissà ormai quante volte abbiamo sentito pronunciare nell’ultimo anno la fatidica formula: “Avremmo passato tutto il 2020 in tour ma…“: ebbene,  questi dodici mesi di pandemia hanno sicuramente influenzato le scelte e l’ispirazione di band e musicisti, cambiando il corso degli eventi in quanto a pubblicazioni ed uscite, ma probabilmente fino ad ora nessuno ha sfruttato questa sosta forzata per scrivere addirittura tre album. “The Burden Of Restlessness” è, infatti, solamente la prima delle uscite annunciate dai King Buffalo per il 2021 e, se questo è solo l’inizio, in ambito heavy psych l’annata proseguirà in modo eccellente.
Tra gli ascoltatori dei suoni più psichedelici e lisergici, infatti, la band americana sta acquisendo una considerazione pari a quella di ensemble di primo livello, come Colour Haze o Samsara Blues Experiment e questo successo, ampiamente meritato, è il frutto di album che non denotano mai il minimo calo di tensione. Come sempre l’attitudine è quella di una jam band, come se la musica fosse il prodotto di una improvvisazione senza uno scopo preciso; non dimentichiamoci che la dimensione  live è l’aspetto peculiare dei King Buffalo i quali, non a caso, hanno suonato ormai nei festival di settore più importanti ed inciso un disco dal vivo al prestigioso Freak Valley. Ma questa volta non ci troviamo al cospetto di una manciata di pezzi scritti principalmente per essere suonati davanti ad un pubblico estasiato: “The Burden Of Restlessness” sembra un album più studiato a tavolino e molto più variegato rispetto al recente passato della band, con una perdita di spontaneità (ma questa è una delle possibili interpretazioni) ampiamente compensata da una ricercatezza che prima non c’era. Il risultato è un’evoluzione che, partendo dalla solita commistione tra stoner di matrice Sleep e atmosfere pinkfloydiane, porta a qualcosa di più complesso. Prima di tutto, si può affermare che questo sia l’album più pesante composto dal gruppo di Rochester, quello con i riff più quadrati ed i suoni più potenti, come se la componente stoner avesse avuto la prevalenza sul resto; in generale, a livello di mood, sembra che la situazione attuale abbia influito pesantemente in fase di composizione, e l’irrequietezza del titolo si sente tutta. Allo stesso tempo la psichedelia ed il gusto retrò vanno di pari passo con un approccio pop e con un’immediatezza che già in passato erano presenti ma non in maniera così marcata. Un pezzo come “Hebetation” al primo ascolto potrebbe far storcere il naso, in quanto improbabile incrocio tra krautrock, new wave e Queens Of The Stone Age, ma al secondo ascolto già rimane impresso. “Locusts” può ricordare una ballata sabbathiana, ma ha anche qualcosa che arriva direttamente dai Tool. “Grifter” e “The Knocks” sono più classicamente stoner, tra i suoni dinamici à la Kyuss, ed i ritmi secchi e martellanti tipici dei Fu Manchu.
Un disco che definire ‘di transizione’ è sicuramente esagerato ma che, accanto agli elementi tradizionali, ci indica nuove possibili strade che potranno essere percorse nel futuro, pur risultando compatto e coerente dall’inizio alla fine; e l’impressione è che possa addirittura crescere nel tempo.

TRACKLIST

  1. Burning
  2. Hebetation
  3. Locusts
  4. Silverfish
  5. Grifter
  6. The Knocks
  7. Loam
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