7.5
- Band: KING POTENAZ
- Durata: 00:36:27
- Disponibile dal: 12/06/2026
- Etichetta:
- Majestic Mountain Records
A un anno dalla pubblicazione della prima parte, ritornano i King Potenaz con “Arcane Desert Rituals Vol. 2”, altri quattro brani di rovente stoner-doom che vanno ad aggiungersi ai precedenti quattro usciti a inizio estate scorsa. Si tratta della terza pubblicazione per il gruppo pugliese, fondato nel 2019 da tre vecchi amici e veterani della scena musicale underground locale.
La nuova fatica si inaugura con un’introduzione di basso, chitarra e archi che tira in ballo gli OM di “Advaitic Songs” e, successivamente, con l’ingresso della distorsione, gli Sleep di “Dopesmoker”: un inizio dilatato, lisergico, torrido, ma è tutto il primo brano “Sumerian Nights” a seguire coordinate desertiche e psichedeliche, con una parte centrale strumentale che può ricordare anche qualche incursione dei Tool nei territori dell’heavy psych.
Più incalzante la seconda “Lord Of The Rust”, con la quale entriamo in pieno regno del fuzz: è l’altra faccia dei King Potenaz, più ruvida e vivace, ma anche qua c’è spazio per una lunga digressione allucinogena che arricchisce il pezzo e mette in mostra le peculiarità strumentali dei brindisini.
La terza “The Nothingness” ritorna sugli scenari espansi e flemmatici del primo pezzo, con l’intento palese di ammaliare e stordire l’ascoltatore, che difficilmente può divincolarsi dalle trame avvolgenti e inesorabili dei King Potenaz.
L’ultima traccia, “A Crack in the Void (The Empty Hand pt. 2”, è un seguito nel seguito, perché “The Empty Hands” è un pezzo di “Arcane Desert Rituals Vol. 1”, ed è anche il brano più lungo dell’album, diviso in vari movimenti – sempre tra Black Sabbath, Electric Wizard e Kyuss – e chiamato a chiudere degnamente l’opera riversando in undici minuti tutto l’armamentario musicale dei King Potenaz: la lunga introduzione semiacustica, l’ingresso delle chitarre elettriche – le quali cedono poi nuovamente la palla al basso e alla voce nelle strofe – e infine le lunghe parti solistiche di chitarra, che tra wah wah e delay portano a compimento il pezzo.
Un power trio nel vero senso della definizione, dove ciascuno dei tre componenti si impegna a dare il massimo del contributo, riempiendo le frequenze con il proprio strumento, ma sempre in supporto alle canzoni e ai compagni di squadra: Giuseppe Guarini alla voce e chitarra misura alla perfezione le parti cantante – tra Jus Osborn e Al Cisneros – ieratiche o spiritate a seconda dell’evenienza, e offre una convincente prestazione sia alla chitarra ritmica, caratterizzata da pesantissimi riff sabbathiani, che in quella solista, di puro stampo psichedelico, passando dal fuzz al wah wah con disinvoltura; Francesco Pensato non solo copre bene lo spettro sonoro col suo basso, ma è bravo a ritagliarsi anche dei piccoli spazi solistici alla Geezer Butler; Piero Schiavone, infine, è perfetto nell’imbastire una batteria calda e naturale e abile anche nell’utilizzo del sintetizzatore, piazzato con saggezza là dove serve e con i suoni giusti.
La bella copertina ricalca quella del disco precedente e contribuisce a inserire la band nei filoni dell’hard settantiano e dell’occult rock: nessun concept, ma una raccolta di brani divisi su due album speculari con tematiche che vanno dalla mitologia all’occulto.
Niente di rivoluzionario, né di nuovo e nemmeno particolarmente originale, perfino prevedibile nel suo svolgimento, però i King Potenaz ci sanno fare, irretiscono l’ascoltatore con un suono aspro, focoso e sincero, ma che sa anche essere morbido e ricercato nei lunghi passaggi strumentali che infarciscono le canzoni. Bravi anche nel coniugare alla perfezione il proto-metal di Blue Cheer e Hawkwind con lo stoner-doom anni Novanta dei due numi tutelari Sleep e Electric Wizard, e con vari ulteriori riferimenti che vanno dai Kyuss ai Cathedral, ma senza risultare sovraccarichi, datati o eccessivamente nostalgici: un’impronta che risulta riconoscibile ed è resa ancora più coesa e matura su questa nuova uscita, che fa ben sperare per il futuro del gruppo di Fasano.
