7.5
- Band: KING'S X
- Durata: 00:46:21
- Disponibile dal: 02/09/22
- Etichetta:
- Inside Out
Abbiamo dovuto aspettare ben quattordici anni per poter ascoltare un nuovo album dei King’s X, ma, finalmente, grazie all’impegno di Inside Out, che sta facendo man bassa di nomi storici, possiamo ascoltare di nuovo Dug Pinnick, Ty Tabor e Jerry Gaskill.
Il titolo dell’album, “Three Sides Of One”, fornisce già una prima chiave di lettura all’ascoltatore: le dodici canzoni presentate, infatti, sono il frutto della composizione dei singoli musicisti, in questi anni rimasti sempre attivi e coinvolti in vari progetti, rifinite e portate a termine con il contributo del resto della band. Si tratta di un processo che riesce a far convivere le dinamiche di una band con quelle dei lavori solisti, tre diversi aspetti di un tutt’uno, appunto, concetto ben rappresentato anche della perfezione del triangolo equilatero riprodotto sulla copertina.
Entrando più nel dettaglio, “Three Sides Of One” ci consegna una band in buona forma, celebre per la sua capacità di trascendere i generi, trovando punti di contatto tra hard rock, alternative, metal, progressive, soul, fino alle meravigliose armonie vocali a là Beatles. A fronte di una miscela così particolare, però, i King’s X non indulgono mai in arrangiamenti leziosi, dando sempre priorità alla linearità della melodia e al groove della ritmica: esempio perfetto è il brano di apertura, “Let It Rain”, che rappresenta anche uno dei momenti più solidi dell’intero lavoro. Impossibile, però, circoscrivere le numerose sfaccettature dell’album in pochi brani e quindi ci troviamo di fronte ad umori e sensazioni diverse: troviamo un brano riflessivo, dedicato a Chris Cornell, come “Give It Up”; il graffio grezzo, quasi garage, di “Festival”, contrapposto invece alla delicatezza della ballad “Take The Time”, o alle melodie ariose di “She Called Me Home”.
Come sempre di alto livello la performance dei singoli musicisti: Ty Tabor ci regala riff energici, heavy al punto giusto, dosando con sapienza gli interventi solisti, mai invadenti e sempre in grado di valorizzare prima di tutto la canzone; Dug Pinnick si conferma bassista di grande gusto ed autore prolifico, mentre Jerry Gaskell continua ad infondere colore ed accenti entusiasmanti in ogni colpo di bacchetta, pur rimanendo sempre su ritmiche lineari ed efficaci. Doveroso, infine, un cenno sulle voci, che funzionano prese singolarmente, ma brillano soprattutto quando si intrecciano in curate armonie, una caratteristica che i King’s X hanno sempre valorizzato e che avremmo voluto sentire ancora di più in questa nuova pubblicazione.
Un ritorno positivo e degno di attenzione, dunque, che magari non ci restituisce i King’s X al massimo della forma, ma che certamente conferma lo stato di salute di una band che anche dopo quattordici anni non sembra affatto intaccata dalla ruggine.
