KIRK WINDSTEIN – Dream In Motion

Pubblicato il 18/02/2020 da
voto
7.5
  • Band: KIRK WINDSTEIN
  • Durata: 00:43:51
  • Disponibile dal: 24/01/2020
  • Etichetta:
  • eOne Music
  • Distributore: Audioglobe

Riff ribassati, voce cupa, toni tormentati: elencare gli elementi caratterizzanti di questo esordio solista di Kirk Windstein potrebbe far  pensare a qualcosa di poco diverso dai suoi Crowbar, mentre “Dream In Motion” è un album che sa toccare corde profonde e che può stupire. Il barbuto riffmaker di New Orleans qui si occupa di tutti gli strumenti, tranne la batteria e gli sporadici inserti di tastiere, affidate a Duane Simoneaux (anche produttore dell’album), mettendo in campo un lavoro dove è evidente il desiderio di aprire lati più nascosti e intimi di se stesso. E colpisce al tempo stesso come, nel creare un disco molto personale e malinconico, che gli ha richiesto oltre due anni di lavoro, nulla sia lasciato a una dimensione di sfogo; ivi compresa la scelta di spingere al massimo la melodia senza cadere nel ‘banale’ diario privato, magari completamente acustico, anche se di passaggi privi di distorsione e cattiveria sonora ce ne sono parecchi. Questa svolta più soave rispetto al canonico approccio fangoso si declina in varie forme; possiamo citare “Hollow Dying Man”, che attacca trasognata come una sorta di “Planet Caravan”, oppure le melodie travagliate di brani come “Once Again” o “The Ugly Truth”, dominati da un’atmosfera eterea, un basso molto presente e la voce estremamente  espressiva di Kirk, che opta pressoché in tutto il disco per l’utilizzo della voce pulita. In “The World You Know” si sente molto del sound dei Down, e in generale non mancano pezzi più cadenzati, però mai privi di un approccio estremamente intimista: per esempio “Toxic”, che offre anche un bridge particolarmente accattivante, più legato a certi passaggi pachidermici dei Crowbar. “The Healing” è una versione stravolta e sotto oppiacei della sua band madre, mentre “Necropolis” è forse il pezzo più struggente, in cui la ricerca sulle linee vocali raggiunge il suo apice. Tutti i brani sono estremamente profondi, sia in termini di cadenza che lirici; ma l’assenza di cattiveria già citata non significa che “Dream In Motion” non sappia colpire con forza, ricordando negli intenti – se non proprio nelle sonorità – gli album registrati dal suo conterraneo Dax Riggs dopo l’uscita dagli Acid Bath, sia da solista che con gli Agents Of Oblivion. Con quel senso di poesia autentica, malata e naïf che i grandi cantori dello sludge di Nola hanno sempre saputo offrirci. L’ascolto termina con la lugubre ma non stravolta restituzione di “Aqualung” dei Jethro Tull, a detta di Kirk il suo brano preferito di sempre; che sa fare suo, intensificandone la componente insita di alienazione per chiudere ottimamente questa prima avventura nei suoi labirinti personali.

TRACKLIST

  1. Dream In Motion
  2. Hollow Dying Man
  3. Once Again
  4. Enemy In Disguise
  5. The World You Know
  6. Toxic
  7. The Healing
  8. Necropolis
  9. The Ugly Truth
  10. Aqualung
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