KLIMT 1918 – Àmor

Pubblicato il 08/06/2026 da
voto
8.0
  • Band: KLIMT 1918
  • Durata: 00:59:00
  • Disponibile dal: 12/06/2026
  • Etichetta:
  • Prophecy Productions

Ci sono band che compongono e pubblicano dischi. E poi ci sono i Klimt 1918, che sembrano piuttosto lasciarli sedimentare nel tempo, come fotografie dimenticate in soffitta o cieli estivi osservati troppo a lungo da una finestra appannata. Con “Àmor”, il gruppo romano riaffiora ancora una volta da quel limbo fatto di silenzi, distanze e attese interminabili che ormai accompagna naturalmente la propria esistenza artistica.

Dieci anni dopo il doppio album “Sentimentale Jugend”, il quale arrivava ad otto da “Just In Case We’ll Never Meet Again”, la sensazione non è tanto quella di assistere a un semplice ritorno, quanto di ritrovare una presenza rimasta sospesa da qualche parte sopra l’orizzonte, mai davvero svanita ma neppure costante. Ogni tanto un concerto, un’apparizione fugace, poi di nuovo il silenzio. E col passare degli anni cresce inevitabilmente il timore che la vita quotidiana, gli impegni, l’età e le priorità finiscano per chiudere definitivamente il cerchio attorno a una band tanto appartata quanto preziosa. Per questo ogni nuovo disco dei Klimt 1918 va accolto quasi come un piccolo evento atmosferico: raro, fragile, destinato a lasciare una traccia.

L’attesa, anche stavolta, viene ben ripagata: “Àmor” non possiede forse la stessa monumentalità del predecessore, ma nei suoi undici brani riesce comunque a costruire un mondo densissimo di chiaroscuri emotivi, memorie sfocate e aperture melodiche che sembrano filtrare attraverso tende mosse dal vento. È musica che non entra mai davvero dalla porta principale: preferisce insinuarsi lentamente, restare ai margini dell’ascolto, farsi riconoscere col tempo. E proprio in questo risiede ancora oggi la forza del gruppo.

Se nei primi lavori era relativamente semplice inseguire coordinate precise – lo shoegaze, il post-rock, certe malinconie darkwave o persino gli antichi riflessi avantgarde metal – ormai il linguaggio della band è diventato qualcosa di profondamente autonomo. Già “Sentimentale Jugend” aveva segnato questo passaggio definitivo verso una forma espressiva più personale; “Àmor” la consolida ulteriormente, lucidandone i contorni senza irrigidirli mai davvero. Le definizioni continuano a stare strette ai Klimt 1918, ma la parola “Skygaze”, recentemente utilizzata dalla label, coglie perlomeno il cuore dell’immaginario: cielo e malinconia, nostalgia e vertigine, sogni ad occhi aperti mentre sotto i piedi continua a scorrere una realtà capace di logorare e ferire.

Dentro il disco convivono, a grandi linee, shoegaze, indie rock, dream pop e post-rock, ma tutto appare stemperato in una materia sonora vaporosa, mobile, continuamente sfuggente. Nessun elemento prende il sopravvento; ogni cosa resta sospesa, come trattenuta a mezz’aria. Anche la produzione lavora in questa direzione: il mixaggio di Tony Doogan, storico collaboratore dei Mogwai, e il mastering curato presso i famosi Abbey Road Studios di Londra da Frank Arkwright regalano ad “Àmor” un respiro ampio e cinematografico, ma senza alterarne minimamente la natura. Non c’è alcuna ricerca di imponenza artificiale, nessun tentativo di alterare il suono: i Klimt 1918 continuano semplicemente a essere sé stessi, ed è probabilmente questa la loro forma più rara di coerenza.

Al centro rimane la voce di Marco Soellner, ancora una volta inconfondibile nel suo modo di galleggiare dentro i brani senza dominarli mai completamente. Attorno a lui si muovono chitarre lattiginose, riverberi crepuscolari e melodie che talvolta sembrano sul punto di schiudersi del tutto, salvo poi ritrarsi un attimo prima dell’esplosione definitiva. È una scrittura che spesso rifugge l’immediatezza, pur lasciando emergere episodi relativamente più accessibili come “Dream Core” o “Un ètè invincible”. Ma sarebbe comunque sbagliato ragionare in termini di singoli: un disco dei Klimt 1918 continua a vivere soprattutto nella sua interezza, come un viaggio notturno osservato dal finestrino, dove il senso non risiede nel singolo paesaggio ma nella scia emotiva lasciata dal percorso.

E allora “Àmor” va lasciato decantare, ascoltato nei suoi silenzi, nelle sue dissolvenze, nelle piccole incrinature che emergono lentamente col tempo. Perché i dettagli più importanti non sono quasi mai quelli immediatamente visibili: una coda melodica appena accennata, una linea vocale che riaffiora all’improvviso come un ricordo dimenticato. Tutto il disco vive di questa delicatezza sotterranea.

In un’epoca che chiede presenza costante, velocità e consumo immediato, i Klimt 1918 sembrano continuare a esistere fuori dal tempo. E forse è proprio questo a renderli ancora così credibili. Dieci anni di silenzio non raccontano disinteresse, ma l’esatto contrario: il bisogno di lasciare maturare la musica finché non diventa davvero necessaria. “Àmor”, in questo senso, suona come il frutto di una passione rimasta intatta, impermeabile ai meccanismi e alle urgenze esterne. Un disco nato senza fretta, senza pose e senza compromessi. Proprio come suggerisce il suo titolo, qualcosa che esiste soltanto quando è autentico.

 

TRACKLIST

  1. Dream Core
  2. Aventine
  3. Nihil Vltra
  4. Eros
  5. Nexus
  6. Un ètè invincible
  7. Arcade
  8. Amor
  9. Petricore
  10. Aftersun
  11. Mountain
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