7.0
- Band: KOBRA AND THE LOTUS
- Durata: 00:41:54
- Disponibile dal: 06/08/2012
- Etichetta:
- Spinefarm
- Distributore: Universal
Tempo fa, parlammo con leggero rammarico dell’ultimo disco dei Pharaoh, buono nelle idee e negli intenti, ma che pagava leggermente dazio ad un impostazione vocale troppo aspra e soprattutto ad una produzione che non convinceva appieno, troppo concentrata nell’ingrossare un muro chitarristico già di per sè imponente, come richiesto dal genere. Ebbene, il riscatto (dal punto di vista di noi utenti) ci raggiunge in questa calda estate e… arriva dal Canada e non dagli USA. Se siete un po’ spiazzati, possiamo rassicurarvi che il caldo non ci ha dato la testa, dicendovi che già al primo ascolto di “Kobra And The Lotus” capirete subito quello che stiamo cercando di dirvi. Qui infatti troviamo le stesse intenzioni, quello stesso metal anni ’80 puro ed incontaminato che c’erano su quel disco, qui riproposti però in una chiave sempre intelligente e personale, ma che gode una produzione superiore, che permette all’album di brillare in ogni sua parte. Dall’opener “50 Shades Of Evil” capiamo subito di cosa si sta parlando: un muro di chitarre virtuose ma cariche di grinta ci spiana il passo ad una supermazzata di US metal spruzzato di power. Velocità e un approccio totalmente heavy si rivelano i marchi di fabbrica principali, ripetuti nelle stesse dosi anche nell’altrettanto power “Calm Before The Storm”. La qualità dei suoni e delle melodie si mostra invece maggiormente nei mid-tempo quali “Welcome To My Funeral” e “Nayana”, buoni esempi di metal ancora stelle e strisc,e ma che prendono le opportune distanze dal power presente nei pezzi più veloci già citati. Il disco, tolte le già nominate quattro ottime tracce, si mantiene in ogni suo movimento comunque solido e pesante, presentandoci pezzi magari meno dinamici e meno accattivanti, ma pur sempre decisamente avvezzi a mostrare i muscoli nelle parte strumentali ed in particolare nel robustissimo riffing. Buonissima poi la prestazione, su tutti i pezzi, di Britanny Paige, bionda metal girl che si dimostra tutto il contrario delle eteree cantanti gotico/sinfoniche presenti sulle scene attuali in così gran numero: i necessari modelli ispiratori risultano invece essere le più ‘metalliche’ Veronica Freeman dei Benedictum, l’intramontabile Doro Pesch e la nostrana Federica De Boni dei White Skull. Insomma, tutte le carte di questo “Kobra And The Lotus” sono in regola per poter parlare di un buon album, un piatto perfetto per i palati affamati di metallo dei metal boy (and girl), ma anche in grado di soddisfare i gusti più esigenti di coloro che invece cercano un songwriting più maturo ed intriso di idee. Con il loro mix di immediatezza delle melodie e pesantezza nei suoni, i Kobra And The Lotus potrebbero stupirvi!
