KONKHRA – Spit Or Swallow

Pubblicato il 21/10/2014 da
voto
8.5
  • Band: KONKHRA
  • Durata: 00:41:52
  • Disponibile dal: 17/04/1995
  • Etichetta: Progress Records
  • Distributore: Audioglobe

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Gli anni Novanta sono un periodo intenso per il metal. Un decennio ricco di fenomeni e contraddizioni. Da un lato un suono e una cultura che si aprono definitivamente alle masse e a conseguenti contaminazioni con altri generi, piantando i semi per l’esplosione del cosiddetto crossover e/o nu metal, dall’altro una scena underground che proprio in quel periodo vive uno dei suoi momenti – se non IL momento – di massimo splendore, con il panorama death e quello black metal intenti a sfornare un album seminale dopo l’altro in rapida sequenza e a gettare le basi per delle correnti che ancora oggi sembrano non aver affatto esaurito la loro spinta creativa. Da una parte Pantera e Korn, dall’altra Morbid Angel ed Emperor. Gruppi e movimenti sulla carta appartenenti allo stesso grande mondo musicale, ma in realtà diversissimi per finalità e attitudine. In questo periodo di massicci cambiamenti, si fa tuttavia notare, almeno nel circuito scandinavo/nordeuropeo, una formazione che pare non aver alcun problema ad ammettere di subire il fascino di entrambi gli universi. Stiamo parlando dei Konkhra, band dei sobborghi di Copenhagen nata sul finire degli anni Ottanta e sin lì messasi in luce per un buon death metal dalle spiccate venature thrash. Il panorama estremo locale non può vantare lo stesso numero di talenti della vicina Svezia, la scena è piccola, ma ai Konkhra non mancano intraprendenza, ambizione e mentalità aperta. Il loro anno decisivo è il 1994, quando, sull’onda del buon successo ottenuto dal debut album “Sexual Affective Disorder”, i Nostri decidono di dare alle stampe una nuova prova discografica. “Spit or Swallow” viene registrato nei celebri Sunlight Studios di Stoccolma con Fred Estby, il leader dei Dismember, alla regia. Pensando a questa scelta e poi volgendo lo sguardo all’immagine del gruppo e alla veste grafica del disco, vengono in mente una serie di considerazioni fondamentali per ben inquadrare il quartetto e la sua proposta. I Konkhra in questo momento sono ancora indubbiamente una death metal band: lo dimostrano in primis la scelta di andare a registrare nella Mecca del genere, l’amicizia con la crema della nota scena di Stoccolma, ma ovviamente anche elementi più concreti come il growling barbaro del chitarrista/cantante Anders Lundemark, la distorsione corposissima di chitarre e basso e l’impostazione del drumming. Di contro, però, il quartetto ha poco a che spartire con l’immaginario classico del genere: i ragazzi si presentano con bandane, shorts e, in generale, un look decisamente più americano che europeo; inoltre, più che evocare cimiteri, oscure divinità e paesaggi innevati, le atmosfere dei brani e dell’artwork sembrano voler dipingere degrado urbano e vita da strada, quasi come se Copenhagen fosse New York e i Nostri i nuovi Biohazard! Le classifiche metal dei primi anni Novanta sono dominate dai Pantera, esplosi con il famoso “Vulgar Display Of Power” e consolidatisi ai vertici col successivo “Far Beyond Driven”, e i danesi a questo punto ne hanno senz’altro assorbito l’influenza: i riff rispetto al debutto si sono fatti estremamente più pesanti e groovy, le ritmiche più grasse e “da pogo” e il suono tutto è diventato maggiormente compresso. Come detto, non viene mai meno l’impronta death metal, ma “Spit or Swallow”, almeno nei suoi episodi più celebri, suona a tutti gli effetti come il risultato di una fusione fra mainstream e underground. “Facelift”, il singolo scelto per trainare il disco, dice tutto a riguardo: guardate il videoclip, con Lundemark in pose da tamarro di periferia, intento a farsi tatuare, e le immagini di contorno prese dall’incendiaria performance al Roskilde Festival, dove la band letteralmente asfaltò la platea con la sua improbabile miscela di Entombed, Grave e Pantera. Riff stoppati, cadenze ripetitive ma che alla lunga è impossibile levare dalla testa, melodie acide, improvvisi strappi in blast-beat e growling da cavernicolo: con “Spit or Swallow” i Konkhra confezionano un disco che a tratti è sì di una semplicità e di una ignoranza disarmanti, ma che nell’insieme smuove, diverte, funziona. Forse il primo e unico esempio di “death metal da palestra”: heavy e violento alla base, cafone nei toni. All’epoca della pubblicazione, vista la sua relativa accessibilità, fu per molti ascoltatori di metal tradizionale/non estremo un lavoro importante per avvicinarsi alle sonorità più ferali e complesse del mondo underground e riteniamo che anche oggi – nonostante nel frattempo i vari trend nu metal, metal-core e death-core in questo senso abbiano sopperito alla grande – esso possa tutto sommato svolgere il medesimo compito. Più di ogni altra cosa, comunque, “Spit or Swallow” rimane l’opera più felice dei Konkhra, nonchè un album che riesce a fotografare come pochi altri ciò che sono stati gli anni Novanta tanto in classifica quanto negli scantinati.

TRACKLIST

  1. Centuries
  2. Spit Or Swallow
  3. Life Eraser
  4. Hail The Body, Burden The Spirit
  5. Hooked
  6. Facelift
  7. Scorn Of The Earth
  8. Subconscience
  9. Necrosphere
  10. Hold Another Level
3 commenti
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