7.0
- Band: KONQUEST
- Durata: 00:41:51
- Disponibile dal: 24/04/2026
- Etichetta:
- No Remorse Records
Un fiume in piena: questa è la definizione migliore per la mente di Alex Rossi, leader e mastermind del progetto Konquest, giunto oggi alla sua terza pubblicazione in studio. Ed il nuovo “Dark Waters”, per uno strano scherzo del destino, narra le vicende di un individuo il cui impulso emotivo e mentale rispecchia in toto quello del musicista toscano: il bisogno di staccare la spina (“Turn The Lights Off”), di allontanarsi dalla rumorosità dei pensieri quotidiani, senza comunque perdere la bussola del proprio viaggio interiore.
Anzi, è lo stesso silenzio a permettere al protagonista, e di riflesso, allo stesso ascoltatore, di scatenare la propria immaginazione e lanciarsi a capofitto in un viaggio secolare attraverso il mito, vestendo i panni di vite passate, scandendo il tempo della scoperta e della semplicità; stando però ben attento a non farsi inghiottire dall’inevitabile paura del rischio e dell’incapacità di vivere, o rivivere, certe emozioni – dubbi e preoccupazioni riflessi metaforicamente nelle “Dark Waters”, ferme ma onnipresenti, pronte a risucchiare le sue debolezze psicologiche.
Il conflitto introspettivo tra il desiderio di fuggire dal peso dei propri pensieri e la voglia di immaginare una via nuova di salvezza viene espresso in musica attraverso le armi che più si addicono all’artista pratese: seguendo nuovamente la via della tradizione, di quella NWOTHM supportata orgogliosamente da altre realtà contemporanee ai Konquest, come gli svedesi Century o i tedeschi Kerrigan, a loro volta ispirate dai padri del genere, spaziando dal versante più heavy firmato Iron Maiden sino a quello romanticamente rock con Scorpions, Thin Lizzy ed Heavy Load a tirare le fila. Nonostante la matrice prettamente europea, non si disdegna comunque di toccare i lidi d’oltreoceano, con la leggiadra e spensierata vigliaccheria sprigionata a suo tempo dagli W.A.S.P.
Un pot-pourri metallico, sapientemente riproposto negli otto brani di “Dark Waters” dove i riferimenti ai leader del genere appaiono evidenti, con le melodie della Vergine di Ferro pienamente manifeste nei pezzi che aprono e chiudono il disco: sia la struttura di “Turn The Lights Off”, sia quella di “Kubla Khan (A Vision In A Dream)” aprono chiaramente il ventaglio sonoro in direzione delle linee melodiche di Steve Harris e compagni, ed il rimando alla “Still Life” di “Piece Of Mind” arriva piacevolmente all’orecchio una volta iniziata l’ultima traccia dell’album.
Queste attinenze riconoscibili fanno il paio con le diverse ritmiche intraprese dalla title-track e dalla più ariosa “Mindwanderer”, singolo di chiaro stampo eighties, dal refrain di facile memorizzazione; da segnalare inoltre la strumentale “The Giant”, anch’essa meritevole di menzione.
In conclusione, “Dark Waters” è un buon disco, in grado di vidimare la passione e l’operato del nostro Alex il quale, in sede live, trasforma i Konquest in una vera e propria band a quattro elementi. Non ci sono da segnalare, pertanto, né scossoni rivoluzionari da una parte, né, di contro, importanti lacune che lo penalizzano.
Evidenziamo tuttavia un paio di dettagli su cui lavorare in vista dei prossimi lavori: una miglior produzione e una maggiore chiarezza in sede vocale (la pronuncia inglese non è sempre perfetta) avrebbero premiato ulteriormente questo terzo capitolo tricolore all’insegna della vecchia scuola hard’n’heavy.
