KONTINUUM – Kyrr

Pubblicato il 03/05/2015 da
voto
7.0
  • Band: KONTINUUM
  • Durata: 00:43:04
  • Disponibile dal: 20/04/2015
  • Etichetta: Candlelight
  • Distributore: Audioglobe

Partiti a sorpresa col botto, in occasione del debutto “Earth Blood Magic”, risalente ad inizio 2013, gli islandesi Kontinuum doppiano il loro impegno su Candlelight Records con il secondo “Kyrr”, lavoro che ne smorza alquanto le velleità e le ambizioni, pur comunque restando un buonissimo episodio musicale. Lo stile dei Kontinuum ha mantenuto il suo sfuggevole essere etereo, tanto a tratti ruvido e coriaceo quanto altrettanto onirico e davvero delicato. Siamo in ambito post-rock, post-metal, post-qualcosa, shoegaze, rock alternativo e atmosferico: difficile identificare la proposta del quintetto di Reykyavik, che però può sicuramente sfruttare, soprattutto nei brani cantati in lingua madre, il successo che i conterranei Solstafir stanno avendo un po’ in tutto il mondo. “Svartir Sandar” e “Otta”, soprattutto per quanto riguarda la melodia delle linee vocali e il mood generale, devono aver girato parecchio negli stereo dei Kontinuum e del vocalist/chitarrista Birgir Thorgeirsson, in quanto il richiamo è davvero forte, la stessa capacità evocativa e sensoriale ben presente. Meglio fanno gli isolani quando azzardano a cimentarsi in inglese, dettaglio che non permette loro di mettere in mostra le peculiarità della cadenza islandese, cadenza che per forza va poi a coinvolgere tutta la struttura della singola song: l’opener “Breathe” è un ottimo esempio delle potenzialità della lingua inglese in un contesto ‘strano’ come quello dei Kontinuum, in quanto l’afflato post-rock del brano si dipana con energia e fervore grazie ad un ritornello riuscitissimo, che certo non sarebbe stato così incisivo se interpretato nella lingua della band. Ma non soffermiamoci troppo su questioni linguistiche, perchè al solito è la musica ad essere trainante: esattamente come i due magnifici pezzi finali, “Red Stream” e soprattutto “In Shallow Seas”, punti di forza di una tracklist piacevole e matura, pregna di classe e raffinatezza, depurata delle asperità blackish del lavoro precedente e resa più accessibile anche da una produzione parecchio politically correct, anche quando il groove post- oppure alcuni riff più ficcanti la fanno da padrone. Tutto sommato, dunque, una seconda opera non così esaltante come la prima, che comunque ripresenta una formazione con tanto da dire e capacità di osare. Disco ideale per un ascolto invernale davanti ad un camino, mentre fuori si gela. Che in questo momento si sia in primavera inoltrata, poco importa, su!

TRACKLIST

  1. Breathe
  2. Í Huldusal
  3. Hliðargötu-Heimsveldi
  4. Kyrr
  5. Undir Þunnu Skinni
  6. Lone
  7. In Shallow Seas
  8. Red Stream
6 commenti
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