7.0
- Band: KONTUSION
- Durata: 00:26:18
- Disponibile dal: 25/07/2025
- Etichetta:
- Profound Lore
Con “Insatiable Lust For Death”, i Kontusion gettano definitivamente la maschera: dopo un promettente demo, il duo statunitense firma per Profound Lore e sforna un debutto che fa della furia, dell’impatto e della concisione i suoi assi portanti. In un panorama death metal contemporaneo dove talvolta si tende a dilatare le strutture e ad appesantire l’ascolto con eccessi tecnici o atmosfere criptiche, il gruppo guidato da Mark Bronzino (già in Mammoth Grinder, Iron Reagan) e Chris Moore (Repulsion) sceglie invece la via breve, brutale e diretta, nel solco di una tradizione vecchia scuola che parla la lingua dell’urgenza punk.
I dieci brani dell’album difficilmente superano i tre minuti, eppure riescono a scolpire con precisione un’identità sonora ben definita. Le coordinate sono appunto quelle di un death metal primordiale, slabbrato, dai toni corposi e bassi, dove si avverte chiaramente l’influenza di gruppi come Autopsy, gli stessi Repulsion e Deceased. Ma non mancano rimandi a una certa nuova scuola, dagli stessi Mammoth Grinder per arrivare ai Necrot più immediati degli inizi, oppure ai Torture Rack meno grotteschi. Il tratto distintivo resta comunque la rapidità: ogni canzone è un assalto frontale senza grandi fronzoli, sostenuto da un suono massiccio, capace di restituire la fisicità del gruppo senza mai scadere nell’impasto indistinto.
La coesione del duo è evidente in ogni passaggio, e anche nei pezzi che si spingono verso soluzioni più articolate – come la più densa e groovy “Subjugation” – la band riesce a non perdere di impatto, mostrando anzi di avere il controllo totale sul proprio mezzo espressivo.
“Insatiable Lust For Death” è in sostanza un album che si consuma in fretta, ma che riesce a lasciare un suo segno. La sua forza – oltre ad alcuni riff molto ispirati – sta nel modo in cui riesce a trasmettere tensione e sudore in una forma compatta che, grazie a una indubbia capacità di sintesi, non scade in qualcosa di sin troppo ripetitivo. L’impressione è quindi che i Kontusion abbiano già definito con chiarezza la propria traiettoria, almeno per il momento, e che si muovano al suo interno con sicurezza e coerenza. Non è un disco che punta in alto, ma funziona bene nel suo campo d’azione: riesce a divertire, coinvolge e suggerisce che dal vivo il materiale possa funzionare ancora meglio.
Resta da vedere se, in futuro, Moore e Bronzino sceglieranno di esplorare nuove soluzioni o se continueranno a insistere su una formula essenziale. Intanto, questo full-length d’esordio offre una prova concreta di solidità e mette in mostra un’intesa già rodata. Un buon primo passo, consapevole dei propri limiti ma anche delle proprie qualità.
