KORMAK – Faerenus

Pubblicato il 26/07/2018 da
voto
6.0
  • Band: KORMAK
  • Durata: 00:56:21
  • Disponibile dal: 29/06/2018
  • Etichetta: Rockshots
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Parliamo ora dell’esordio di una giovane realtà, di genere prevalentemente folk metal, proveniente dal tacco dello stivale d’Italia; i baresi Kormak, dei quali sicuramente molti lettori non avranno mai sentito parlare, sono attivi da circa tre anni ed esordiscono sul mercato con questo “Faerenus”, edito presso Rockshots Records.
Dopo l’inquietante intro “Amon” la prima cosa di cui ci accorgiamo è che il duplice comparto vocale è curato interamente dalla vocalist Zaira De Candia, la quale passa con relativa disinvoltura da un timbro più tendente al lirico, a una sorta di death voice di chiaro rimando a Maria Arkhipova dei russi Arkona; a questo unite un comparto strumentale piuttosto tradizionale per il genere trattato, con un utilizzo tutto sommato sapiente della ritmica, abbinato anche ai peculiari strumenti tipici che arricchiscono l’offerta. In questo modo il risultato ci ha ricordato su tutti band come i sopracitati Arkona o, ancora di più, gli ormai scomparsi Kivimetsan Druidi, anche se, una volta portato a termine l’ascolto, ci sono sicuramente alcune magagne che vale la pena di analizzare: partendo dall’utilizzo delle due (che poi diventano tre) impostazioni vocali di Zaira De Candia, la quale rende certamente al meglio nel momento in cui dà sfoggio delle sue doti liriche, risultando invece meno incisiva nelle parti in death voice e, addirittura, poco adeguata al compito in alcuni frangenti in cui decide di alzare i toni urlando utilizzando il suo timbro naturale, come durante il brano “The Goddess’ Song”, che ricordiamo per essere stato anche il singolo rilasciato alcuni mesi fa. Se volessimo citare i brani in cui la formula dei Kormak viene valorizzata maggiormente nomineremmo sicuramente l’evocativa “Sacra Nox”, la furente titletrack e la blackeggiante “Patient N° X” che a parer nostro rappresentano i picchi più elevati di un album con parecchie stranezze di cui è possibile, volendo, discutere in compagnia, ma che non necessariamente sono indice di un livello qualitativo costante: non ci spieghiamo ad esempio l’idea di collocare in scaletta un brano come “The Hermit”, della durata di quasi ventitré minuti, di cui almeno tre quarti composti prevalentemente dal silenzio, rotto dal battito di un cuore e da brevi effetti sonori vari; si tratta senz’altro di un’idea audace, ma a parer nostro abbastanza inutile e scoraggiante per chi non ha la voglia e la dedizione per rimanere nel silenzio per un lasso così significativo di tempo. A suo modo bizzarra anche “July 5th”, la quale parte inizialmente come una ballad folkeggiante e anche ben composta, esplodendo verso la fine in una specie di pezzo black metal sovrastato da degli acuti da soprano leggermente fuori contesto e, francamente, un po’ fastidiosi; tutto questo prima della conclusiva ed inquietante “Eterea El”, che ben si adatterebbe a svolgere il compito di colonna sonora di un videogioco horror.
Che dire di più su quest’album di folk metal tricolore? Sicuramente sono state sfruttate delle idee relativamente atipiche e particolari, che potrebbero a loro modo permettere ai Kormak di far parlare un pochino di sé all’interno dell’ambiente, ma che allo stato attuale noi abbiamo trovato un po’ troppo azzardate e con un effetto non propriamente benefico sulla totalità del prodotto, il quale forse avrebbe potuto godere maggiormente di un approccio più classico e meno pretenzioso. Tuttavia, la presenza di alcuni momenti obiettivamente ben pensati e di un paio di tracce suggestive, oltre al fatto che comunque parliamo di una giovane realtà italiana, potrebbe comunque permettere all’album di guadagnarsi una chance, valutate voi.

TRACKLIST

  1. Amon
  2. March Of Demise
  3. Sacra Nox
  4. The Goddess’ Song
  5. The Hermit
  6. Faerenus
  7. Patient N° X
  8. July 5th
  9. Eterea El
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