KORN – The Paradigm Shift

Pubblicato il 15/10/2013 da
voto
7.0
  • Band: KORN
  • Durata: 00.42.57
  • Disponibile dal: 08/10/2013
  • Etichetta: Caroline Records
  • Distributore: EMI

Nonostante il disperato “Korn III” e la successiva mascherata dubstep, qualcuno continua a sognare, imperterrito, che i Korn possano tornare alla grandezza di un tempo. Il ritorno di Head non ha potuto che gettare benzina sul fuoco, animando tali seguaci, pronti addirittura a perdonare otto anni di oscenità in nome di un passato glorioso e rivoluzionario. “Paradigm Shift” è un disco in cui sono riposte innumerevoli speranze insomma, ma è davvero il disco del ritorno alle origini? Ni. Sebbene i Korn abbiano lavorato molto per mascherarlo, questo disco è stato concepito con quell’approccio formulaico, sicuro, melodico e formattato per radio, confezionato dall’abile produzione di Don Gilmore, già alla console per Linkin Park ed Avril Lavigne. Niente di male, ovviamente, ma tutti conoscono la visceralità, l’emozione, la teatralità, il groove e l’impatto cerebrale dei veri Korn e qui, tralasciata la spinta a reinventarsi, non c’è niente di tutto questo. L’impostazione esiste da quando Jonatan Davis ha imparato a cantare propriamente, liberandosi dalla possessione alle corde vocali dei suoi demoni e prendendo formalmente il timone della band (lo scempio di “Untitled” e “See You On The Other Side” ne è la prova), e la formazione non riesce a scrollarsela di dosso. Head è tornato, certo, e affianca il riffmaster Munky creando rumori e melodie disturbate sopra ogni riff principale, ma l’aggressione ribassata, funky e nu-metal presente nei Love And Death viene digitalizzata e affiancata da tastiere e synth, a dimostrazione che “The Path Of Totality” non è stato un esperimento isolato. Chiariti questi punti, possiamo passare alle note positive, dichiarando in maniera sicura che “The Paradigm Shift” è meglio degli ultimi quattro album della band di Bakersfield, e non di poco. Pur rimanendo inferiore a tutti gli album della formazione originale. il ritorno di Head segna un disco pregno di entusiasmo, con un collettivo gioioso e affiatato, e si sa quanto questo possa influire sulla composizione. Ad esclusione del singolo “Never Never” (se ascoltando vengono in mente i Pet Shop Boys può essere solo un male) la raccolta si fa ascoltare facilmente dall’inizio alla fine, senza negare qualche sussulto nostalgico su “Mass Hysteria”, “Punishment Time” e “Tell Me What You Want”, ovvero le canzoni più vicine al repertorio classico, dove non viene cercato di proposito il grande ritornello. Brani come “Prey For Me” e “Paranoid And Aroused”, in ogni caso, dimostrano come i Korn nella configurazione e nell’assetto mentale 2013 sono ancora capaci di far bene, svincolandosi dallo status di band da catalogo che produce nuovi album solo per portare in tour i vecchi classici. Chi ha accettato il lato commerciale di “Follow The Leader” ne trova oggi un proseguo adeguato e direzionato al mainstream, che, col pregio di non essere una ripetizione, esplora strade meno oscure ma heavy, non schizzate ma potenti, pop e digitali ma non dubstep. Per la cronaca, Luzier è un signor batterista e lo dimostra ancora una volta, ma lo stile e il funk di Silveira erano qualcosa di diverso da tutti, a parere di chi scrive, e mancherà seriamente a tutti i fan di “Shoots And Ladders”. Non possiamo che apprezzare questa reunion unita alla coerenza di un altro passo verso territori inesplorati: per la prima volta dopo anni siamo contenti di ascoltare del nuovo materiale della band, che perlomeno avrà il pregio di aggiornare la playlist di club e radio rock per un bel periodo!

TRACKLIST

  1. Prey for Me
  2. Love & Meth
  3. What We Do
  4. Spike in My Veins
  5. Mass Hysteria
  6. Paranoid and Aroused’
  7. Never Never’
  8. Punishment Time’
  9. Lullaby for a Sadist’
  10. Victimized’
  11. It’s All Wrong’
  12. Wish I Wasn’t Born Today (bonus track)
  13. Tell Me What You Want (bonus track)
19 commenti
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