KRALLICE – Diotima

Pubblicato il 01/05/2011 da
voto
7.0
  • Band: KRALLICE
  • Durata: 01:08:58
  • Disponibile dal: 26/04/2011
  • Etichetta:
  • Profound Lore

Quello che sembrava inizialmente un side project dal futuro non prestabilito si è invece trasformato in una prolifica band vera e propria, con una lineup ormai consolidata ed un sound unico e riconoscibilissimo. Giunti al terzo album in quattro anni, i Krallice di Colin Marston e Mick Barr, sono una di quelle nuove entità del black metal statunitense che si rifiuta di allinearsi agli stilemi e ai modus operandi in vigore tra le eminenze grigie d’Oltreoceano, e che invece di vedere il musicista avventurarsi in un genere particolare, al contrario vede il genere essere interiorizzato dal musicista stesso e piegato alle sue volontà personali e al proprio repertorio tecnico e stilistico. Nei propri rispettivi progetti pre-Krallice Barr (Orthrelm, Ocrilim, Octis, e Crom-Tech) e Marston (Behold! The Arctopus, Dysrithmya, Gorguts, Byla) non suonavano veloce, ma forsennatamente veloce, e la loro tecnica sopraffina con la sei (ma anche con le quattro, otto, dodici e così via) corde non era solo spossante, ma assolutamente imprevedibile. Prendere questi tratti personali e tecnici dei musicisti coinvolti e metterli al servizio del black metal (o meglio, come detto sopra, mettere il black metal al servizio di una visione musicale cosi’ eccentrica) ebbe effetti scoinvolgenti, che generò un autentico mostro, quel primo album omonimo del 2008 che era veramente una cosa mai udita prima. Una tortuna sonora multidimensionale e sanguigna che aveva il potere di risucchiare l’ascoltatore in un mondo attorcigliato, obliquo e ghignante dalla percezione spazio-temporale del tutto distorta, falsata, e allucinante. Pura materia oscura evoluta. Pura scienza nera. Una creatura appena nata che si affacciava sul mondo per la prima volta, ma che era già perfettamente formata ed evoluta in tutto. Un debut album che ha saltato a pie’ pari ogni gavetta o percorso evolutivo. La sopresa generata da quel lavoro invero generò in chi scrive anche parecchie preoccupazioni raccolte in una sola e semplice domanda: come si fa a portare avanti, a far “evolvere” qualcosa che è nato già iperstrutturato ed evoluto in tutto? E questa domanda allungò parecchie ombre anche sul secondo album “Dimensional Bleedthrough” del 2009, una funambolia sonora dalle qualità compositive mostruose ma debole sotto il punto di vista dell’effetto sorpresa dilagante posseduto dal suo precedessore omonimo. Questo terzo album “Diotima” subisce questo colpo ancor di più, e ci mostra dunque i Krallice consapevoli e “preoccupati” del compito mastodontico che hanno di fronte: quello di non rimanere impantanati in una probabile pozza di album tutti uguali al primo, e di creare un lavoro che riesca a stupire di nuovo. La band dunque con “Diotima” fa una scelta consapevole e non punta alla rottura totale col passato per tentare nuove strade, ma tenta la carta “squadra che vince non si cambia” modificando le sfumature solo in superficie e mantenendo pressoché intatto tutto il resto. Gli elementi nuovi possono essere visti come una mezza virata via dal black metal verso il death metal più cacofonico e deragliante dei Gorguts (di cui Marston è da poco divenuto un membro stabile, guarda caso), con le vocione cavernose e guttrali death che ormai hanno quasi del tutto rimpiazzato le grida black glaciali e scorticanti dei primi due lavori, e le chitarre che sembrano viaggiare col freno a mano tirato, ponendo , in certi passaggi, più accenti sul riffing roccioso che sullo shredding black forsennato e affilatissimo dei primi lavori. A parte queste due considerazioni, la formula rimane pressoché invariata e la musica dei Krallice si rimaterializza quasi intatta, impersonificandosi ancora una volta in sette nuove e vastissime canzoni costruite pezzo per pezzo sull’uso assolutamente scellerato e delirante dei riff di chitarra di Marston e Barr, che viaggiano a velocità supersonica attorcigliandosi su loro stessi per minuti interminabili come una folle reazione a catena fuori da ogni controllo. Come per i lavori precedenti, dunque, “Diotima” dispone di un arsenale distruttivo dalla qualità notevole e di un modo di intendere la composizione assolutamente fuori dagli schemi, che mieterà parecchie vittime fra gli ascoltatori che si avvicinano alla personalissima formula del combo newyorkese per la prima volta. Chi invece segue la band dalle origini ancora una volta gradirà senz’altro, ma non percepirà più quell’effetto sorpresa ubriacante del debutto, e anzi, comincerà a notare crepe vistose sul lato della freschezza con un catalogo che per la band si fa ormai paurosamente sempre più omogeneo.

TRACKLIST

  1. Intro
  2. Inhume
  3. The Clearing
  4. Diotima
  5. Litany Of Regrets
  6. Telluric Rings
  7. Dust And Light
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