KRALLICE – Years Past Matter

Pubblicato il 10/09/2012 da
voto
6.5
  • Band: KRALLICE
  • Durata: 01:00:37
  • Disponibile dal: 25/08/2012

Giunti ormai al quarto full-length in quattro anni, i Krallice non hanno più scuse: il loro sound è bello che formato, la loro proposta è consolidata e di assi nella manica ormai ve ne sono ben pochi da giocare. Il fattore novità e l’effetto sorpresa ormai sono sbiaditi da un pezzo e la band newyorkese sembra ormai irrimediabilmente fissata sullo stesso, unico, binario di quel post-black metal progressivo, funambilico e iper-tecinco da essi stessi brevettato, che nel 2008 in occasione del debutto (ad oggi ancora del tutto insuperato) aveva fatto la sua comparsa sulla terra per la primissima volta con un boato fragoroso. Di questo ai Krallice diamo credito, ovvero di aver creato un sottogenere di black metal di cui essi stessi sono gli unici esponenti (forse perchè sono gli unici in grado di suonare questa roba) e detentori di tutti i diritti d’autore. Ma da allora la carriera dei Nostri non ha fatto altro che entrare in una sorta di tunnel stilistico a senso unico; in uno stallo creativo ed espressivo incomprensibile, per via di tre album successivi dignitosissimi, ma tutti purtroppo formattati e impostati come su uno stampo, come semplici copie di un debutto travolgente. La band avrebbe fatto meglio ad osare di più e tentare nuove soluzioni dopo un album del genere, ma ha optato invece per il tentativo di voler riprodurre a tutti i costi il miracolo del debutto, obiettivo francamente irraggiungibile a questo punto. L’autoprodotto “Years Past Matter” rappresenta dunque il terzo testardo tentativo dei Nostri di voler rievocare i fasti del debutto omonimo. Una testardaggine davvero difficile da capire che ha generato un prodotto completamente avvitato su sè stesso e che offre pochi squarci di diversificazione rispetto al passato. Con Mick Barr e Colin Marston non si può e non si deve scherzare, però. Questi due maghi della sei corde sono capaci di magie vere con i loro rispettivi strumenti e certi passaggi del disco lasciano veramente basiti per la repentina e letale complessità tecnica e stilistica con i quali si materializzano. L’intero processo creativo per i Krallice appare ancora una volta un continuo creare e distruggere, dunque; un montare e smontare implacabile, come in preda ad un assurdo tick o a un autismo incontrollabile. Ancora una volta questa musica pare inarrestabile, come il brulicare insensato di milioni di insetti intenti a costruire all’infinito una colonia sonica immensa e labirinitica. Tunnel dopo tunnel, angolo dopo angolo, meandro dopo meandro, spirale dopo spirale, questo disco si materializza alle nostre orecchie come una costruzione titanica e inestricabile. Nonostante il minutaggio elevato del lavoro, e dei singoli pezzi, appare difficile capire come abbiano fatto i Nostri a contenere in poco più di un’ora una quantità di note, riff, blast beat e linee di basso praticamente sterminata. Ci sono probabilmente più cambi di tempo e variazioni metriche in questo album che in tutta la discografia di Captain Beefheart. In conclusione, questa band ha definitivamente dimostrato di essere lacerata da un profonodo dualismo. Da un lato i Krallice brillano della luce accecante del talento mostruoso e della tecnica quasi “cinetica” (per quanto è debordante e inarrestabile) di cui ogni membro della band dispone, luce che li rende a tutti gli effetti una sorta di progressive metal band superlusso inarrivabile sotto tanti punti di vista, e dunque a suo modo “preziosa”. Un gioiello, insomma. Dall’altro, però, la band sembra essersi con gli anni chiusa in un isolazionismo ermetico e inestricabile, e sembra sprofondare in un autocitazionismo quasi insopportabile. Con i suoi riff fulminei, i suoi cambi di tempo repentini e suoi blast-beat sconnessi e vorticosi, sempre e comunque uguali a se stessi, e ripetuti fino alla totale ipnosi, i Nostri stanno veramente quasi sfiorando il parossistico e generando un senso di ridondanza e prolissità che si sta facendo quasi fastidioso. Chi scopre la band per la prima volta, e apprezza il black metal contaminatissimo, rimarrà folgorato, ma i fan di prima ora del sodalizio Barr – Marston con “Years Past Matter” cominceranno veramente a spazientirsi.

TRACKLIST

  1. IIIIIII
  2. IIIIIIII
  3. IIIIIIIII
  4. IIIIIIIIII
  5. IIIIIIIIIII
  6. IIIIIIIIIIII
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