6.0
- Band: KRIEG
- Durata: 00:55:22
- Disponibile dal: 26/10/2010
- Etichetta:
- Candlelight
- Distributore: Audioglobe
“Blue Miasma”, uscito nel 2006, doveva essere l’ultimo grido degli statunitensi Krieg, invece dopo ben quattro anni di distanza la band si è rinnovata ed esce con questo nuovo full length album (il sesto della carriera) intitolato “The Isolationist”. Per molti versi i Krieg incarnano perfettamente alcuni stereotipi e preconcetti che gli europei hanno dei gruppi black metal che provengono dagli USA. La fondazione della band risale al 1995, ma da quel momento il suo sound non può certo dirsi evoluto o modernizzato. La formazione, guidata come al solito dal fondatore Imperial, in questo “The Isolationist” ha fatto dei passi in avanti rispetto a “Blue Miasma” solo per il semplice motivo di aver introdotto un maggior numero di parti atmosferiche malsane e qualche influenza musicale che sconfina nel doom minimalista vecchia maniera. Qualche leggera miglioria si può riscontrare anche nel sound, non necessariamente ‘zanzaroso’ o troppo stridente, forse il timbro è un po’ troppo cupo quando avrebbe potuto essere più brillante, ma per un gruppo come i Krieg questa release ha una produzione anche troppo buona. Sembra quasi che la rinata band statunitense muoia dalla voglia di sperimentare nuove soluzioni per il proprio black metal, ma che poi non abbia il coraggio o la forza compositiva di riuscirci pienamente. Si passa dalla pesantissima e doom-oriented “Blue Of Noon” (pezzo riuscitissimo) alla più tradizionale e feroce “Photographs From An Asylum”, passando dall’enigmatica e moderna “No Future”, per poi riproporre il classico canovaccio in stile Darkthrone nella spettrale “…And The Stars Fell On”. Meno buone le parti sperimentali di fine album, che non trasmettono niente di particolare. I Krieg sanno essere un gruppo violento quando vogliono, lo screaming malato e un riffing nevrotico accentuano la negatività di questa band che dimostra delle discrete qualità, ma che non è una delle migliori esportazioni degli USA in questo campo. Un po’ sorprende che un’etichetta grande e piuttosto attenta nelle scelte come la Candlelight Records abbia deciso di spingersi così in profondità dell’underground black metal internazionale.
