5.0
- Band: KRIEG
- Durata: 00:56:30
- Disponibile dal: 06/10/2014
- Etichetta:
- Candlelight
- Distributore: Audioglobe
Sette full length album, ma men che meno il nuovo album “Transient” riesce a convincere con i suoi undici brani ed una durata di ben sessanta minuti. La black metal band statunitense Krieg non ha mai convinto più di tanto e stavolta sembra aver toccato un po’ il fondo. L’album non ha un sussulto nemmeno all’inizio e l’opener è noiosa: i suoni sono decisamente brutti, c’è uno stacco black ‘n’ roll che non lega con il motivo portante sviluppato su ritmi picchiati in modo duro e pesante. Si passa poi ad una song che nella sua parte iniziale sembra avere un’anima hardcore, ma vestita da un manto black metal; nella seconda parte invece esplode, si fa veloce ed il riffing diventa finalmente trascinante sebbene la base ritmica che dovrebbe sostenerlo non sia esaltante. Assieme all’insipida “Atlas With a Broken Arm”, “Return Fire” è proprio una brutta canzone: lo stile si brutalizza e si appesantisce sebbene anche qui ci sia spazio per un riffing scombinato e dal background non chiaro. In più dobbiamo aggiungere la produzione sbagliata in toto specialmente nei suoni delle chitarre, talmente sature che vanno in distorsione e gracchiano invece di far sentire le pur semplici trame dei riff dei Krieg. “To Speak With Ghosts” parte bene e si distingue dagli altri capitoli grazie al suo lentissimo incedere. Peccato che poi i Krieg aumentino il ritmo abbastanza bruscamente e tutto il pathos svanisca. Spesso i brani sembrano mancare di una struttura vera e propria, la parte centrale dell’album è quella più picchiata e lineare ed il black metal dei Krieg stavolta è davvero scontato. Oltre a non presentare brani interessanti il CD è fortemente penalizzato da una produzione scadente ed approssimativa. Inamissibile per un gruppo che è in giro da metà degli Anni ’90! Non è un buon segno se il brano migliore dell’album è “Winter”, cover degli inglesi Amebix. Sul brano “Walk With Them Unoticed” i Krieg sembrano persino esser stati influenzati da band quali Paradise Lost e Katatonia perchè qui c’è una parte cadenzata con accenni melodici, anche se poi viene distrutta da un’accelerazione black metal. Il mood dell’album, ancora indefinibile, in “Ruin Our Lives” cambia ulteriormente: l’inizio della canzone è calmo, il black metal è lento e cadenzato e dona un senso di tranquillità. A metà canzone arriva uno stacco brusco e mal costruito che introduce i synth e la parte veloce. Se questi sono gli elementi attraverso cui i Krieg sperano di distinguersi, allora hanno davvero ancora tanta strada da fare. Una release mediocre con alcune scelte stilistiche banali, talvolta insensate o comunque assai criticabili.
