KROKUS – Big Rocks

Pubblicato il 26/01/2017 da
voto
7.0
  • Band: KROKUS
  • Durata: 00:47:41
  • Disponibile dal: 27/01/2017
  • Etichetta: Century Media Records
  • Distributore: Sony

Così, anche per i Krokus, è arrivato il momento di pubblicare un album di cover, un passaggio abitualmente tutt’altro che obbligatorio o fondamentale nella discografia di una band, ma spesso divertente e piacevole da ascoltare. Talvolta gli autori di questi album si concentrano su brani minori o lontani dal loro stile, giocando sugli arrangiamenti per trasportare le canzoni nel proprio mondo, o divertendosi a riportare alla luce brani minori o poco famosi. I Krokus, invece, pur rischiando il confronto con gli originali, mettono giù una tracklist di classici assoluti, tredici canzoni una più famosa dell’altra, delle leggende che tutti dovrebbero conoscere nella loro versione originale. Le danze vengono aperte da “N.I.B.” (1970) del Black Sabbath, ma in questo caso funge solo da introduzione: i Krokus, infatti, la trasformano in un breve strumentale che riprende ovviamente il poderoso riff originale, introducendoci alla prima vera cover, ovvero “Tie Your Mother Down” dei Queen (1976). La versione proposta è fedele all’originale, anche se l’approccio vocale di Marc Storace ci ha ricordato più quella portata in tour dai Queen + Paul Rodgers che quella di Mercury. Con un salto indietro nel tempo di più di un decennio, passiamo al 1965 e a “My Generation” degli Who: anche in questo caso la band elvetica si butta con entusiasmo nella canzone ma, ahinoi, l’originale è talmente inarrivabile da far sfigurare questa versione così educata. Daltrey che balbetta la frustrazione di un’intera generazione, la chitarra monumentale di Townshend, l’assolo di basso di Entwistle e la batteria impazzita di Keith Moon: una fotografia perfetta che ancora oggi non ha perso un briciolo della sua forza. Molto meglio invece “Wild Thing” (1966), qui trasformata in un inno da stadio, rispetto alla canzone sgangherata dei The Troggs (l’assolo di ocarina, perdio!). Chissà se anche i Krokus hanno avuto in mente la versione degli X che accompagnava l’ingresso di Charlie Sheen in “Major League”! Si continua così, tra riletture riuscite ed altre meno, per il resto della tracklist: “The House Of The Rising Sun”, tradizionale reso celebre degli Animals nel 1964, non riesce a mantenere quell’aura sensuale e misteriosa della band di Eric Burdon e viene trasformata in un brano hard rock trascinante ma non trascendentale; “Rockin’ In The Free World” di Neil Young (1989), “Whole Lotta Love” dei Led Zeppelin (1969) e “Born To Be Wild” degli Steppenwolf (1968), già classici del rock più muscolare, vengono proposte fedelmente, con i Krokus perfettamente a loro agio su un terreno a loro familiare, mentre convincono meno “Summertime Blues” di Eddie Cochran (1958) e “Jumpin’ Jack Flash” dei Rolling Stones (1968). Ottime, invece, sia “Gimme Some Lovin’” di The Spencer Davis Group (1967), resa qui in una versione energica e frizzante, sia “Quinn The Eskimo”, un brano del 1968 scritto da Bob Dylan per Manfred Mann. Questo melodico ed accattivante episodio pop-rock, scritto durante le sessioni dei celebri “The Basement Tapes”, raggiunse il numero uno in classifica e, nonostante lo stesso Dylan lo consideri un brano di poco spessore, rimane un gioiello che i Krokus hanno saputo valorizzare, alzando il suo potenziale rock, con quel ritornello killer, impossibile da non canticchiare per ore dopo l’ascolto. E’ tempo di tirare giù il sipario e la formazione svizzera lo fa con una scelta importante: perché sì, questo è un album di cover di pezzi famosissimi della storia del rock, ma i Krokus non sono una cover band da pub, sono una band di tutto rispetto, che ha festeggiato lo scorso anno quarant’anni di attività. Pertanto ci sta tutto il lusso di chiudere con una sorta di ‘auto-cover’, ovvero “Back Seat Rock ’n’ Roll”, da “Metal Rendez-Vous” del 1980. Che dire, quindi? Le tredici canzoni di “Big Rocks” scorrono che è un piacere, e come potrebbe essere diversamente con una tracklist di questo calibro? Ovviamente nessuna di queste versioni potrà mai eguagliare le canzoni originali, non abbiamo a che fare un acquisto indispensabile ma, possiamo scommetterci, vi divertirete dalla prima nota all’ultima.

TRACKLIST

  1. N.I.B.
  2. Tie Your Mother Down
  3. My Generation
  4. Wild Thing
  5. Rock'n Roll
  6. The House of the Rising Sun
  7. Rockin' in the Free World
  8. Gimme Some Lovin'
  9. Whole Lotta Love
  10. Summertime Blues
  11. Born to Be Wild
  12. Quinn the Eskimo
  13. Jumpin' Jack Flash
  14. Back Seat Rock'n Roll
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