6.0
- Band: KYTERION
- Durata: 00:29:30
- Disponibile dal: 24/06/2016
- Etichetta:
- Subsound Records
Allo stesso tempo disco di debutto e primo capitolo di una trilogia, “Inferno I” è un album completamente ispirato alla prima cantica della Divina Commedia, quella dedicata all’oltretomba ultraterreno inferiore. La band bolognese – attiva dallo scorso anno – è in qualche modo avvolta dal mistero, infatti i nomi dei componenti non sono stati resi noti, e gli stessi si presentano sul palco a volto coperto (dalle note biografiche si intuisce che la scelta è in ragione di un passato in contesti musicali assai lontani dal metal estremo). Musicalmente la proposta del quartetto prende molto dal black svedese à la Dark Funeral e Marduk, ma deve qualcosa anche ai blackened death dei Behemoth del ventunesimo secolo: black metal tagliente e vorticoso, con una produzione moderna, non particolarmente originale, ma d’impatto. La particolarità del disco è l’utilizzo nelle liriche del cosiddetto volgare duecentesco, messo in versi da Dante; il risultato del connubio tra versi poetici e metal estremo non può che richiamare alla mente “La Voce Dei Morti” dei concittadini Malnàtt, con la differenza che questi ultimi hanno reso i testi (poesie di Salvatore Quasimodo e Aldo Palazzeschi, tra gli altri) perfettamente comprensibili all’ascoltatore, mentre non si può dire la stessa cosa nel caso dei Kyterion, almeno nel caso dei fraseggi in scream, che risultano spesso difficilmente distinguibili. Nonostante questo la prova del vocalist è buona e lo scream vario, ma la difficoltà nel comprendere i testi è un grosso limite per un gruppo che basa la sua originalità su di essi. Entrando più nel dettaglio del disco: la breve intro “L’Etterno Dolore” ci introduce tra le urla dei dannati, ma è con la successiva “Tra La Perduta Gente” che si entra nel vivo dell’album, con un brano breve, tirato ma allo stesso tempo melodico, formula che caratterizza l’intero lavoro. Nel complesso si tratta di un disco abbastanza godibile ma piuttosto anonimo, sul quale incombe possente l’ombra degli svedesi di “The Secrets Of The Black Arts”. Attendiamo il capitolo successivo, ma per ora il passo appare più lungo della gamba.
