L7 – Hungry For Stink

Pubblicato il 03/08/1994 da
voto
7.5
  • Band: L7
  • Durata: 00:44:43
  • Disponibile dal: 12/07/1994
  • Etichetta:
  • Reprise Records

Anche se il prototipo del grunge è in genere associato alla figura del musicista maledetto – da Cobain a Cornell, passando per Staley e Weiland, gli esempi si sprecano – negli stessi anni si andava sviluppando il movimento delle Riot Grrrls (unione di punk, femminismo e politica ben esemplificato da gruppi come le Bikini Girls), che all’inizio degli anni Novanta troverà più di un punto d’intersezione con l’allora imperante Seattle sound.
Se nel caso delle Hole l’associazione è più frutto dei media che della volontà di Courtney Love, viceversa molto più attivo e è il ruolo giocato dalle L7, gruppo partito da Los Angeles a metà degli anni Ottanta. Dopo il debutto omonimo rilasciato dalla Epitaph, il loro secondo disco “Smell The Magic” vede la luce all’inizio del decennio per la Sub Pop (l’etichetta che in quegli anni ha lanciato Nirvana, Soundgarden e Mudhoney), disco seminale che, insieme al successivo “Bricks Are Heavy” (prodotto da Butch Vig pochi mesi dopo aver finito di lavorare a “Nevermind”), vale loro l’ingresso nel ristretto club delle band portabanidera del ‘Seattle sound’, se pur nel loro caso provenendo dalla California.
Forte del plauso della critica ottenuto con i lavori precedenti e di un contesto mediatico sempre più favorevole, con l’esposizione più mainstream tanto del grunge quanto del movimento Riot Grrrls, nel 1994 “Hungry For Stink” avrebbe avuto tutte le carte in regola per scalare le chart, cosa che invece farà in minima parte pur restando l’album di maggior successo delle L7.
Da un lato il quartetto decide infatti di non scendere a compromessi, mantenendo un approccio ‘sporco’ pur nelle levigature della produzione di GGGarth: “Andres”, singolo di lancio, apre il disco all’insegna di un punk/metal in cui la voce e la chitarra di Suzi Gardner e Donita Sparks risultano ancora quasi addomesticate, ma già dalla successiva “Baggage” Donita Sparks torna dietro al microfono con un ruggito decisamente più selvaggio, figlio della tensione degli esordi, che ritroviamo anchee sulla decisamente più incazzata “The Bomb” (urlata dalla bassista Jennifer Finch) e nell’ancor più nevrotica “Questioning My Sanity”, dove tuttavia le chitarre sciorinano riff con ben altra padronanza rispetto a qualche anno prima.
Non mancano d’altro canto episodi più sperimentali, come ad esempio il punk tribale di “Riding With A Movie Star” o le influenze blues della più rilassata “Stuch Here Again”, anche se il grunge dei Mudhoney torna prepotentemente protagonista a prescindere che dietro al microfono ci siano Donita (“Fuel My Fire”) o Suzi (“Freak Magnet”).
Divertente, allo stesso modo, la più lineare “Shirley” – anch’essa cantata dalla bassista e dedicata a Shirley Shahan, prima donna ad essere ammessa dalla NHRA ad una corsa dragster – mentre la conclusiva “Talk Box” tiene fede al titolo, con sei minuti di rumore melodioso in un continuo saliscendi dissonante guidato dagli effetti psichedelici delle due chitarre.
La rabbia primigenia di “Bricks Are Heavy” trova nuove forme espressive più mature ed oscure in “Hungry For Stink”, pur restando più vicino al punk abrasivo delle Bikini Kill che alle melodie più piacione delle Hole: non necessariamente un capolavoro come altri dischi usciti lo stesso anno, ma una valida testimonianza del rock al femminile degli anni Novanta.

TRACKLIST

  1. Andres
  2. Baggage
  3. Can I Run
  4. The Bomb
  5. Questioning My Sanity
  6. Riding with a Movie Star
  7. Stuck Here Again
  8. Fuel My Fire
  9. Freak Magnet
  10. She Has Eyes
  11. Shirley
  12. Talk Box
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