LA DISPUTE – Wildlife

Pubblicato il 18/10/2011 da
voto
8.0
  • Band: LA DISPUTE
  • Durata: 00:57:47
  • Disponibile dal: 04/10/2011
  • Etichetta: No Sleep Records
  • Distributore:

La Dispute è una band composta da cinque elementi, provenienti dal Michigan; sono attivi da diversi anni (dal 2006, circa) e fino ad oggi hanno dato alle stampe vari EP, 7′, ma soltanto un full-length: una piccola gemma chiamata “Somewhere At The Bottom Of The River Between Vega And Altair” che risale al 2008. Dopo un altro paio di EP e uno split con l’amico Koji dei Touché Amore, i ragazzi escono nel 2011 con questo “Wildlife” che, a parere di chi scrive, è forse uno degli album più interessanti e sorprendenti del 2011. Per chi non conoscesse la proposta dei La Dispute, semplificando e sintetizzando all’estremo, potremmo inserirli in un calderone prog/post/screamo, ma non fatevi ingannare dalla sterili definizioni, in quanto, mai come in questo caso, non riescono a rendere giustizia al reale sound della band. La prima cosa che salterà all’orecchio dell’ascoltatore che deciderà di dare credito a questa recensione – e che quindi deciderà di dare un’opportunità ai La Dispute – sono le parti vocali del frontman Jordan Dreyer. Il suo cantato è davvero molto particolare, assolutamente atipico nel suo essere privo di tecniche o impostazioni, completamente in balia di quelle che sono le emozioni che trasudano dalle loro canzoni. Cercare di descriverlo in poche parole è molto complicato, ma ci proveremo ugualmente: è un cantato fitto e pieno di spoken vocals che assume i connotati di una sorta di recita teatrale, in un singhiozzante susseguirsi di parole che sfociano in una sorta di scream (di indole screamo) dall’indole decadente, evocativa, e al contempo arrendevolmente disperata… La sua interpretazione vocale non ha mezze misure: può fare impazzire, ma ci rendiamo conto che potrebbe anche irritare, ma il dato di fatto oggettivo è che Jordan Dreyer è un vocalist che riconosceremmo in mezzo a mille altri anonimi cantanti che affollano la scena, e questa ci sembra, in ogni caso, un’ottima base di partenza. Il tappeto sonoro che formano gli altri strumentisti, è quanto di più adatto a queste liriche, in un connubio di arpeggi acquosi e intriganti, riff allungati in un’indole che a tratti potremmo definire post-rock, in altri punti persino prog-rock (in qualche frangente appaiono persino spettri dei Mars Volta). Come per il disco precedente, anche “Wildlife” è un album che è una sorta di canzone/racconto unica da ascoltare col fiato sospeso dall’inizio alla fine. Una specie di flusso di coscienza con picchi adrenalinici e altri disperatamente sussurrati, tra liriche drammatiche, aperture melodiche realmente emozionanti fino a punti urlati con quanto fiato in gola. Il consiglio che ci sentiamo di dare ai nostri lettori è quello di liberare la mente dai pregiudizi, di lasciar perdere le etichettature dei genere, e di dare una possibilità ai La Dispute: una volta tanto ci troviamo al cospetto di una band davvero molto personale e, tra le mani, un disco come “Wildlife”, che ci ha realmente emozionato. E questa non è una cosa che succede proprio di frequente. Provare per credere.

TRACKLIST

  1. A Departure
  2. Harder Harmonies
  3. St. Paul Missionary Baptist Church Blues
  4. Edit Your Hometown
  5. A Letter
  6. Safer In The Forest/Love Song For Poor Michigan
  7. The Most Beautiful Bitter Fruit
  8. A Poem
  9. King Park
  10. Edward Benz, 27 Times
  11. I See Everything
  12. A Broken Jar
  13. All Our Bruised Bodies And The Whole Heart Shrinks
  14. You And I In Unison
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