LAAZ ROCKIT – Annihilation Principle

Pubblicato il 21/11/2025 da
voto
8.5
  • Band: LAAZ ROCKIT
  • Durata: 00:44:15
  • Disponibile dal: 08/02/1989
  • Etichetta:
  • Enigma Records

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Se dovessimo far partire un fantomatico treno thrash metal, con a bordo tutte quelle band che, per un motivo o per l’altro, non ce l’hanno fatta a raggiungere l’ambito traguardo, tra i posti in prima classe troveremmo sicuramente un nome ben preciso. Esplosi a Barkeley nel 1982, come il lanciarazzi LAWS imbracciato da Clint Eastwood nell’ultima scena di “Cielo di piombo, ispettore Callaghan”, i Lääz Rockit hanno infatti tutte le caratteristiche per essere bollati come uno dei gruppi più trascurati della storia, pur avendo dato molto, se non moltissimo al genere in questione.
Siamo in California, nella famigerata e fatidica Bay Area, ma diversamente da altri nomi del periodo, il sound dei Lääz Rockit è più incline ad un heavy-power dove una spiccata tendenza melodica si fa preferire alle strigliate estreme tipiche dello speed/thrash. Frequenze sonore che prendono forma nell’esordio sulla lunga distanza firmato “City’s Gonna Burn”: l’anno è il 1984 e a caricare il bazooka americano troviamo Michael Coons alla voce, Phil Kettner e Aaron Jellum alle chitarre, Willy Lange al basso e Victor Agnello alla batteria. Quintetto base che rimarrà tale per i successivi quattro album, irrobustendo di volta in volta il tiro, arrivando all’ultimo “Nothin$ $acred” con i contorni di una perfetta macchina thrash (un po’ come avvenuto agli Overkill).

Tuttavia, allo scoccare del ’91, il metal stava per entrare nel suo momento più cupo: da una parte la sua commercializzazione, dall’altra la prepotente invasione di grunge e rock alternativo, cambiarono le dinamiche dell’industria. E da questo rapido e poderoso vortice, i Lääz Rockit non riuscirono a rimanerne indenni, subendo il colpo definitivo che li portò allo scioglimento del 1992.
Facendo però un passo indietro, scartabellando tra i cinque lavori rilasciati in quei fulminei otto anni, ve n’è uno che, oltre a rappresentare l’essenza massima del quintetto californiano, può tranquillamente entrare tra i migliori dischi thrash dell’epoca, affiancandosi ad altri masterpiece quali “Extreme Agression” dei Kreator, “Agent Orange” dei Sodom, “Fabulous Disaster” degli Exodus e “The Years of Decay” degli stessi Overkill, tutti pubblicati nel 1989.
L’album in questione è “Annihilation Principle” ed arrivava a distanza di due anni da un altro caposaldo dei Lääz Rockit, quel “Know Your Enemy” dalla copertina iper-action-movie che aveva sottolineato un primo affinamento del sound di Coons e compagni, modellando l’orecchiabilità degli esordi in favore di toni altrettanto massicci e roboanti. E se quest’ultimo evidenziava il miglioramento, “Annihilation Principle” lo andava a certificare al 100%. Riff solidi e potenti, non troppo tecnici ma efficaci, a costruire il classico tappeto sonoro (“Chain Of Fools”) adorato da tutti gli amanti del sano headbanging.

Pesantezza e dinamismo che trovano la loro miccia ideale nella primissima canzone. L’urlo di Coons ha la forza di una vera spallata, che fa da apripista ad un riff ipnotico e ignorante, sul quale andrà poi a stendersi il tema portante del brano. “Fire In The Hole” è immediata, energica ed impreziosita da un video che terminò sull’emittente televisiva di MTV all’interno di “Headbangers Ball” e che vide la partecipazione del wrestler Sting. Una stilettata in piena fronte!
A proposito di voci, quella del frontman statunitense è sicuramente una delle armi vincenti dei Lääz Rockit: un mix tra la grinta godereccia di Dee Snider e quella isterica di Yosemite Sam (sì proprio lui, il tenace baffone della Looney Tunes), a creare sfaccettature ed emozioni diverse, come ben testimoniato dalla conclusiva e spiazzante “Omen”; ma ci arriveremo tra poco.
In seconda battuta, in perfetto stile Exodus, ecco un vero strale di riff: “Mob Justice” possiede un ritmo incalzante e tambureggiante, timbrando di cemento il refrain corale; “Running under the gun, What´s done is done, They never miss, It´s mob justice”. Ma è con “Chain Of Fools” che l’atmosfera diventa ancor più tagliente: l’intro del brano è ultra roccioso, con l’ugola di Coons che, a tratti, sembra ricalcare quella di Belladonna ma con un piglio maggiore di crudezza; così fino ad un assolo centrale utile ad introdurci nello stacco più pesante dell’intero episodio, dove il rimpianto Victor Agnello (scomparso nel 2014 a causa della leucemia) scandisce chirurgicamente i tempi.
Varietà del tema, rimanendo ancorati in un fondamenta di base ben definita: questo è un altro tratto distintivo dei Lääz Rockit. E ne danno ulteriore testimonianza con la cupa “Shadow Company”, il cui inizio sembra presentarci una ballad, salvo poi scatenarsi in un turbinio di riff, anch’esso calibrato a puntino dal lavoro alla batteria di Agnello, sul quale si staglia un refrain dalle tinte vagamente griffate di Anthrax. Sicuramente uno dei pezzi più efficaci dell’intero disco.

“Annihilation Principle” prosegue quindi con una cover che non ti aspetti ma sostanzialmente ben eseguita: “Holiday in Cambodia” dei Dead Kennedys rispecchia i canoni originali del brano, inseriti correttamente nel movimento thrash ormai consolidato da parte della band di Berkeley la quale, con le successive “Bad Blood” e la mitragliante “Chasin’ Charlie” torna a macinare velocità e riff, alzando tensione e temperatura. Maligna e terremotante la prima, ferale la seconda, con la sua raffica iniziale di colpi a fare piazza pulita, martoriandoci i padiglioni auricolari, spianando così il terreno ad un brano che sa di esecuzione.
L’operato di Kettner e Jellum non intende tirare alcun freno e nemmeno l’intro prog di “Mirror To Madness” riesce nell’intento, venendo spazzato da un fervente riff che ci fa letteralmente rivivere la furia esplosiva del thrash anni ’80. Altro brano con la B maiuscola, di spessore, attorcigliato ad una linea melodica snervante e fascinosa. Una miscela velenosa e pungente lunga poco meno di quaranta minuti sulla quale si poggia la già menzionata “The Omen”, una ballad malinconica, capace di mostrare il lato pulito della voce di Michael Coons ma, soprattutto, l’ulteriore versatilità di una band dimenticata troppo presto. C’è stato per la verità un tentativo di ripartenza datato 2005, con il discreto “Left For Dead” del 2008 ed un concerto con i Metallica del 2011, ma da qualche tempo ormai la band è a tutti gli effetti inattiva.
Ecco perchè era d’obbligo tributargli un doveroso riconoscimento, ad un gruppo rimasto giù dal famoso treno del successo ma che ha sicuramente contributo alla causa thrash nel suo periodo più florido.

TRACKLIST

  1. Fire in the Hole
  2. Mob Justice
  3. Chain of Fools
  4. Shadow Company
  5. Holiday in Cambodia (Dead Kennedys cover)
  6. Bad Blood
  7. Chasin' Charlie
  8. Mirror to Madness
  9. The Omen
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