LABYRINTHUS NOCTIS – Forever Fallen Darkness

Pubblicato il 10/10/2005 da
voto
7.0
  • Band: LABYRINTHUS NOCTIS
  • Durata: 01:01:18
  • Disponibile dal: 09/07/2005
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Il Labyrinthus Noctis è una zona del pianeta Marte descritta come una depressione posta in mezzo a dei canyon altissimi. Da qui prende il nome questa formazione milanese attiva dal 1996 ma che solo da pochi anni ha trovato una certa stabilità e che con questo “Forever Fallen Darkness” giunge all’agognato debutto discografico, prodotto dalla piccola Vomitarcanus Production. Il quintetto ci propone un gothic metal non standardizzato, ma, anzi, piuttosto eterogeneo, che spazia dai My Dying Bride meno opprimenti ai Nightwish meno powereggianti, con inserti orchestrali e sintetici di buon valore. Guidati dal leader Moreno alle chitarre e reclutati Aldo alla batteria, Ark alle tastiere e all’effettistica, Kiara al basso e la singer Elizabeth, i Labyrinthus Noctis partono subito in quarta. Dopo un intro di più d due minuti di durata, dove sono soprattutto le tastiere di Ark a dettare legge, parte l’opener vera e propria, “Cemetery Of Dreams”, dove subito la band chiarisce la strada che vuole intraprendere: niente chitarroni distorti, niente voci da orco, solo delicati arpeggi, un lavoro di batteria basato molto sui piatti, quasi per non sovrastare gli altri strumenti e la voce di Elizabeth, con la sua tonalità tenue e il suo umore triste. La ragazza non ha una voce perfetta, ma la sa utilizzare piuttosto bene in funzone dei brani. A sorpresa il brano si anima alla fine, con una bella accelerata che non sfocia mai però in qualcosa di realmente pesante come il genere ci ha abituati. La successiva “Sandglass” non pur non riportare ai Nightwish di inizio carriera: i lombardi sono sicuramente meno orchestrali, ma i rimanenti riferimenti alla band di Tarja vi sono tutti. Con “Lost In The Castle” ci troviamo davanti a una traccia folkeggiante, verrebbe da dire di matrice rhapsodiana se non fosse troppo fuori contesto, dimostrando che i ragazzi hanno coraggio nelle proprie scelte, ricordando in questo i magnifici Lake Of Tears di “A Crimson Cosmos”. La ballata, molto ben eseguita, contiene al suo interno umori di Loreena McKennit e di Branduardi e riesce a non sembrare fuori contesto grazie ad un mood comunque oscuro. “Killer Glance”, dopo un inizio atipico ed elettronico ad opera del bravissimo Ark, ci riconsegna una band rientrata nel solco del gothic tout court, mentre la successiva “At Dawn No Firefly Survives” si potrebbe definire come una traccia epic gothic, grazie all’incedere chitarristico denso di pathos e alle tastiere che ricamano suadenti tappeti di melodie. L’evolversi della traccia chiama in causa addirittura gli Anathema, grazie ad atmosfere eteree e sognanti tipiche della band inglese. La title track è il pezzo più canonico dell’album, gothic doom con chitarre e tastiere a contendersi il ruolo di primo attore e una struttura tutto sommato tipicamente My Dying Bride. La conclusiva “CSM77” è un’altra ballata folk da cantastorie triste, che suggella un debutto con più luci che ombre. Da segnalare che, su otto canzoni, ben cinque superano i dieci minuti di durata. Questo, unito al fatto che non viene mai la tentazione di skippare al brano successivo, è sintomo di grande personalità, che, unita alle doti compositive della band, lascia sperare in un futuro radioso.

TRACKLIST

  1. The Earth Chronicles Expeditions
  2. Cemetery Of Dreams
  3. Sandglass
  4. Lost In The Castle
  5. Killer Glance
  6. At Dawn No Firefly Survives
  7. Forever Fallen Darkness
  8. CSM77
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