LAGO – Vigil

Pubblicato il 05/05/2026 da
voto
7.5
  • Band: LAGO
  • Durata: 00:42:08
  • Disponibile dal: 08/05/2026
  • Etichetta:
  • Everlasting Spew Records

È un gioco di rimandi e citazioni che funziona, quello dei Lago. Un flusso plumbeo, spigoloso e vibrante, nel quale la band dell’Arizona, oggi entrata nel roster della ‘nostra’ Everlasting Spew, dà l’idea di muoversi con esperienza e disinvoltura, senza perdere di vista alcuni punti cardinali ma evitando al contempo l’esercizio del ‘copia e incolla’ più sterile e pigro.
Del resto, non parliamo di un gruppo di novellini, né tanto meno di musicisti innamoratisi del cosiddetto filone dissonant death metal l’altro ieri: è dal 2010, infatti, che il quartetto di Phoenix bazzica le scene underground, e sebbene finora non abbia fatto granché per emergere o farsi notare, tra un esordio pubblicato dalla minuscola Battleground Records (“Tyranny” del 2014) e un seguito arrivato fuori tempo massimo su una Unique Leader ormai convertitasi al deathcore (“Sea of Duress” del 2018), la sua crescita è stata di quelle graduali e costanti.
Un percorso che nel 2026, sotto la guida di un partner bravo a rilanciare nomi di questo tipo (basti pensare all’esperienza con gli Altars di “Ascetic Reflection”), potrebbe finalmente portare alla raccolta di qualche frutto, nel segno di una proposta in cui l’omaggio si tinge spesso e volentieri di talento reale e sensibilità interpretativa.

Come detto, non vi è nulla di strettamente originale nell’incastro geometrico alla base di questo “Vigil”, quanto piuttosto una conoscenza della materia trattata in grado di riverberarsi dal primo all’ultimo minuto della tracklist e tradursi in un eco efficace e minaccioso, con un piede nella scuola degli anni Novanta e un altro in quella della prima decade dei Duemila.
Da un lato, si riassaporano quindi i processi alchemici e trascendentali dei Morbid Angel delle lettere ‘D’, ‘F’ e ‘G’ e le stilettate dissonanti dei Gorguts di “From Wisdom to Hate”, in un’operazione all’interno della quale gli insegnamenti di due pilastri come Trey Azagthoth e Luc Lemay rivivono potendo contare su un songwriting realmente connesso a certe radici (esemplari, a questo proposito, gli assoli, i quali potrebbero uscire da un “Domination” o da un “Gateways to Annihilation”); dall’altro, ci si ricorda sia dell’impatto avuto dagli Ulcerate sul circuito death metal contemporaneo, con digressioni lisergiche che rimandano immediatamente al catalogo dei neozelandesi, sia degli sforzi di realtà meno celebrate come Mithras e Sarpanitum, la cui influenza emerge soprattutto durante gli strappi in blast-beat e quando le chitarre, su un ordito che è e resta a trazione disarmonica, iniziano a tessere sottili ricami melodici.

Al netto dei richiami e della componente derivativa, comunque, ciò che appare più evidente durante l’ascolto è la capacità di scrivere e strutturare brani dei Lago, unita all’evidente passione che traina ogni riff e sviluppo ritmico; si sente, insomma, come gli americani abbiano effettivamente a cuore questo modo di esprimersi, e che “Vigil” – in buona sostanza – sia il prototipo di disco che loro stessi si ascolterebbero a casa fra un classico e l’altro.
Un album ‘di genere’ nell’accezione più sentita e sincera del termine, in definitiva, capace di piazzare almeno due/tre pezzi da manuale (“Fodder”, “Procession into Slaughter”, “Initiation Rite”) e di coincidere con un passo in avanti importante per i suoi autori, specie per quanto riguarda la forma (vedasi l’artwork di Adam Burke) e l’esposizione al pubblico. Se apprezzate anche solo uno dei nomi citati in queste righe, dategli una chance.

 

TRACKLIST

  1. Behold, Ruin
  2. Fodder
  3. Procession into Slaughter
  4. Initiation Rite
  5. In a House of Ill Repute
  6. Kingdom Without Pulse
  7. The Land Was a Desert
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