7.0
- Band: LAIR OF THE MINOTAUR
- Durata: 00:30:00
- Disponibile dal: 01/05/2026
- Etichetta:
- The Grind-House Records
A sedici anni di distanza dall’ultimo full-length “Evil Power”, il ritorno dei Lair Of The Minotaur con “I Hail I” ha il sapore di una riaffermazione identitaria più che di una rinascita. Il trio di Chicago non ha mai davvero inseguito le evoluzioni dell’underground, e oggi, in un contesto metal sempre più frammentato e incline alla definizione esasperata delle nicchie, questa sua ostinazione suona quasi come un atto di resistenza.
Nei primi anni Duemila, lavori come i clamorosi “The Ultimate Destroyer” e “War Metal Battle Master” avevano contribuito a costruire una reputazione solida, complice anche il supporto della Southern Lord Records, etichetta allora in stato di grazia nello scovare realtà capaci di reinterpretare il verbo heavy in chiave personale. Il marchio di fabbrica della band era chiaro: un impasto feroce di sludge-doom e impeto thrash, spesso scandito da riff monolitici e quadrati, in grado di coniugare pesantezza e immediatezza, con l’ombra dei Celtic Frost sempre ben visibile sullo sfondo. “I Hail I” riparte esattamente da lì, confermando la variazione sul tema introdotta su “Evil Power”: la maggiore sintesi. Anche questa volta, i brani sono mediamente brevi, più asciutti, meno inclini a dilatazioni doom e più focalizzati sull’impatto immediato. È una scelta che sembra voler evitare dispersioni, concentrando l’energia – e l’ispirazione – in strutture compatte e dirette. In parte funziona, perché il disco scorre con una certa fluidità; in parte però lascia la sensazione che alcune idee vengano appena abbozzate, senza il tempo di svilupparsi pienamente.
L’ingresso al basso del produttore Sanford Parker (già nei Twilight e nei Minsk) non altera in modo sostanziale l’equilibrio sonoro, il quale resta fedelmente ancorato alla formula originaria. Piuttosto, emerge con più evidenza una vena quasi punk nell’attitudine, che contribuisce a rendere il tutto più ruvido e istintivo, ma anche meno sfaccettato e monumentale rispetto al passato. Non siamo quindi di fronte a una sequenza ininterrotta di inni da battaglia come un tempo, bensì a una tracklist un filo più discontinua, dove accanto ad alcuni episodi meno incisivi spiccano brani destinati a lasciare il segno, come “Emperor of Dis” o “Prowler Twin Sister”. Qui il gruppo ripresenta quella capacità di essere travolgente e fisico a modo suo, qualità che dal vivo promette ancora scintille.
Steven Rathbone resta il fulcro carismatico della band, sia nel riffing che nella prova vocale, mentre il batterista Chris Wozniak martella con la precisione e la forza di una marcia militare. Il mood è quello di sempre: autoritario, spavaldo, privo di compromessi. In questo senso, “I Hail I” non reinventa i Lair Of The Minotaur, né probabilmente lo vuole. È un disco che accetta i propri limiti e li trasforma in coerenza stilistica, sacrificando parte della grandiosità di un tempo – che ritorna nel finale di “Tartarus Apocalypse” – in favore di un approccio più essenziale, che sovente privilegia la rapidità rispetto alla costruzione. Siamo insomma un po’ sotto opere come “The Ultimate Destroyer” e “War Metal Battle Master”, tuttavia, in un panorama spesso ossessionato dall’innovazione a tutti i costi, ritrovare una band così genuina è, in fondo, un piacere.
