LANDSCAPE OF ZEROES – Kind Of Black

Pubblicato il 01/01/2018 da
voto
7.0
  • Band: LANDSCAPE OF ZEROES
  • Durata: 00:36:16
  • Disponibile dal: 01/12/2017
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Reduci da un coraggioso demo recensito su queste stesse pagine nel 2014, i Landscape Of Zeroes appagano il nostro udito in cerca di grazia, ricercatezza e contaminazione con il primo full-length ufficiale, nel quale si riprende l’impianto stilistico-compositivo del trittico di tracce che ce li aveva fatti conoscere e lo si amplia, sventagliando cinque tracce che si permettono di prendere il largo verso mete lontane, mettendo il baricentro sonoro in equilibrio mobile fra tradizione e innovazione, metal e influssi esterni. Il punto di partenza è di quelli che confortano i puristi; un prog addolcito nei lineamenti, rivolto nell’approccio e nei suoni più verso gli anni ’90 che i 2000, quindi suoni freddi e non troppo saturi nelle chitarre, pesantezza relativa, tastiere ariose e prodighe sia di garbati barocchismi settantiani che di combinazioni prettamente pianistiche. Qui germogliano elementi di rottura che portano i ragazzi milanesi in un alveo contiguo ma già meno frequentato: dal fraseggiare prog, quando il piano prende il centro della scena e le sincopi si susseguono ballerine, con il basso desideroso di avanzare e farsi notare nelle sue fantasiose rotondità, è un attimo entrare di volata in un ibrido jazz-fusion metallizzato, ben sostenuto da un riffing assai camaleontico. Chitarrismo che non ha remore nell’incamerare spunti flamenco in acustico e una frenesia avant-garde black metal nei brevi frammenti a velocità fuori controllo, quando anche le tastiere puntano al siderale e la versatile voce di Samuele Boni si sporca di un riuscito screaming. Il funambolismo ritmico, all’insegna di tempi generalmente non forsennati e calibrati per non creare alcun disorientamento, è una cifra distintiva del quartetto, che sa essere teatrale e pazzerello insieme, quasi accostandosi alle derive soft di Mike Patton. Le influenze dichiarate, che spaziano dal prog d’annata a quello moderno, dal metal estremo poco allineato al jazz, sono tutte ben manifeste in canzoni articolate e ricche di dettagli come “Climax” e “1000 Compasses”, che miscelano efficacemente e senza entrare in confusione Dream Theater, Emperor, Faith No More, Queensryche, stando ben attenti a non inasprire eccessivamente i toni. Gli intermezzi di solo piano e voce, anche presi singolarmente e fuori dal contesto dei brani, rimangono in testa e testimoniano la sicurezza della band nel gestire atmosfere soffuse e per nulla metalliche. I piani di battaglia sono ambiziosi, non c’è che dire, e allora non stupisce che oltre metà della durata del disco sia occupata da una suite di oltre diciotto minuti di durata! I Landscape Of Zeroes non franano sotto il peso del proprio estro e offrono proprio in questa “Totemic Beast” il miglior saggio delle loro doti. Un’impronta aulica e fastosa, permeante l’intera composizione, si apre spesso a movimenti astratti, comprensivi di tastiere ambient e un feeling cosmico che non va a cozzare con gli strani intermezzi elettroacustici e gli umorali, stralunati vocalizzi di Boni. Un scivoloso labirinto, sporcato di una gradevole coralità da musical e ricca effettistica, che tiene sulle spine dall’inizio alla fine. Fiore all’occhiello di un album di valore, che offre ottime referenze per il futuro ai progster meneghini. Se si è cultori di certo prog molto eclettico e nient’affatto cervellotico, i Landscape Of Zeroes potrebbero rappresentare una bella scoperta.

TRACKLIST

  1. The Oval Portrait
  2. Climax
  3. 1000 Compasses
  4. The Red in Which We Are
  5. Totemic Beast
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