LANDSCAPE OF ZEROES – Opus 0

Pubblicato il 29/08/2014 da
voto
6.5
  • Band: LANDSCAPE OF ZEROES
  • Durata: 00:14:14
  • Disponibile dal: 04/03/2014
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Piroette tra le note e i generi sono quelle compiute dai Landscape Of Zeroes in “Opus 0”. Piroette da leggiadra ballerina su un fondo scivoloso, quale è sempre quello di chi contamina, getta ponti fra gli stili più disparati, prende la rotta verso un (relativo) ignoto. Quando le traiettorie soniche diventano sghembe e i punti d’appoggio sono fragili, è un attimo cadere. Sicuramente questi giovani esordienti, formatisi nel 2011 e qui al primo demo, non hanno commesso l’errore di strafare; hanno pescato nel metal progressivo, sia quello inteso in senso classico che le diramazioni che del progressive hanno certe architetture ma non propriamente il suono, e le hanno mitigate con una accentuata predilezione per il jazz e la fusion. Una descrizione di questo tipo farebbe pensare di primo acchito a un cocktail di emozioni tachicardico e ingarbugliato, mentre la verità è che degli stilemi poc’anzi citati i Landscape Of Zeroes prediligono, in buona misura, gli aspetti più morbidi. Vi è una forte rilassatezza di fondo nella loro musica, che tenderemmo a ricondurre ai Faith No More più pop per certi versi e per altri a quello di un collettivo prettamente jazz che, per darsi uno scrollone, abbozza un giro di chitarra distorto. In tema di raffinatezza, se proprio dobbiamo basarci su una realtà rock, potremmo chiamare in causa gli Elektradrive di “Living 4”, anche se a livello di vera assonanza stilistica non siamo così vicini ai rocker torinesi. Il metal non è dominante nel demo, dà l’idea di una componente di raccordo fra le delizie jazz offerteci; le pennellate di musica colta sono affrontate con maggior sicurezza delle esplosioni metalliche, vicine alle modalità operative del prog moderno, sia per le chitarre possenti ma molto chiare e affusolate, che per le tastiere algide e rasserenanti. Il frequente sbocciare del piano, in conseguenza di evoluzioni spiritate e spumeggianti del basso, è l’esempio migliore della dicotomia stilistica del combo, che tratteggia quadretti abbastanza variegati nelle tre canzoni del demo. La prima, “The Oval Portrait”, è quella che colpisce di meno, rimanendo perennemente in sospeso fra le stangate di eccentricità alla Destrage e la compostezza della fusion, senza rompere completamene il ghiaccio né in un senso né in un altro. “Climax” ha un respiro più ampio che consente alla band di sperimentare e divagare con maggior agio, lasciando andare a briglia sciolta i sentimenti metallici, per farli poi riposare docilmente sotto il mantello della ballad o della jam session jazzata.  “Landscape Of Zeroes” stacca quasi del tutto la corrente, aggrovigliandosi in una matassa fra il Mike Patton solista e i Cynic di “Textures” e cantilenando enigmatica su arie da carillon un po’ stranito. Il quarto d’ora scarso con cui i Landscape Of Zeroes si presentano al mondo racconta di un manipolo di musicisti preparati e con un’ampia cultura musicale, ma che deve trovare ancora l’alchimia giusta: i pezzi sono pervasi da un eccessivo controllo, mancano di foga e le connessioni fra gli spunti molto diversi che albergano fra le note sono per ora un po’ slegati. Doti tecniche e una visione a trecentosessanta gradi di quanto di buono ha da offrire la musica moderna dovrebbero però aiutare a fare grossi passi in avanti in tempi brevi.

TRACKLIST

  1. The Oval Portrait
  2. Climax
  3. Landscape Of Zeroes
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